Wonder, USA/Hong Kong/Canada, 2017. Diretto da S. Chbosky, scritto con S. Conrad e J. Thorne (dal romanzo di R.J. Palacio). Con Jacob Tremblay, Owen Wilson, Julia Roberts, Isabel Vidovic. Musiche originali di M. Zarvos. Durata: 113′. Rated: PG.
Se sei nato per emergere non puoi passare inosservato.
TRAMA
La famiglia Pullman è una tranquilla famiglia con due figli: Olivia, che tutti chiamano Via, al suo primo anno di scuole superiori, 2 August, detto Auggie, all’inizio della quinta elementare. Quest’ultimo però non è mai andato a scuola, per via di una grave malformazione facciale i genitori l’hanno istruito in casa: dopo una lunga serie di operazioni, Auggie ha superato tutte le disabilità fisiche. Tuttavia, quell’apparenza ancora così ‘diversa’ lo costringerà ad abituarsi ai commenti degli altri bambini…

RECENSIONE
L’autore del libro da cui questo film è tratto, R.J. Palacio, scrive del materiale troppo perfetto per non essere trasposto sul grande schermo da Stephen Chbosky: dopo il successo di “Noi siamo infinito”, uno dei film più delicati ma allo stesso tempo intensi sul disagio adolescenziale, Chbosky si dedica a questo progetto in cui, opinione puramente personale, Auggie alla fine è un ‘mezzo’ giustificato dal fine ultimo; non è infatti l’empatia verso il bimbo protagonista che il regista vuole generare, bensì un’esplorazione più a fondo in tutti i personaggi coinvolti, in cui tutte le vite che ruotano intorno a quella di Auggie meritano attenzione e coinvolgimento.
La sceneggiatura, per quanto mantenendo il mezzo – che poco apprezzo – della suddivisione in capitoli, è un esercizio di costruzione e distruzione continua, in cui ogni cambio di punto di vista è un nuovo modo di vedere I quadri, i momenti della vita così ‘normali’ ma così disperatamente attesi dal piccolo Auggie…
Accenni non eccessivi al tema del bullismo ne fanno sicuramente un film da poter usare in contesti educativi per bambini e ragazzi, ma il focus sul mondo dell’adolescente Via lo rendono un film godibile anche dalla fascia d’età un po’ più grandicella; per non farsi mancare gli spunti sulle figure adulte, che completano la definizione di un film – davvero – per tutti.
Sicuramente le migliori performance sono quelle dei giovani protagonisti. Jacob Tremblay, dopo l’ottimo debutto nel difficile “The Room”, continua l’ascesa verso una potenziale carriera di successi; Isabel Vidovic, sedicenne con già diversi ruoli sia televisivi che cinematografici, è sempre in controllo di un personaggio più difficile di quanto possa sembrare. Via è forse ancora più convincente di August, anche perché la recitazione di Tremblay è decisamente più difficile da giudicare dietro l’importante protesi facciale. Rimango piacevolmente stupito anche da Owen Wilson, la cui svolta a ruoli più impegnata si sta rivelando azzeccata: papà Pullman è divertente, un po’ bambino ma allo stesso tempo con un ampio senso di responsabilità verso la sua famiglia. Fortunatamente, direi, Julia Roberts riesce a non emergere eccessivamente vista l’inevitabile importanza che la fa svettare tra i nomi del cast: forse uno degli aspetti più verosimili della storia è proprio il suo amore da madre, alla disperata ricerca di equilibrio che tuttavia non riesce a nascondere una certa preferenza verso il piccolo August.
Qualche parola sulla colonna sonora di Marcelo Zarvos: non uno dei nomi più in voga di Hollywood, certamente, ma l’esperienza non gli manca e qui replica l’ottimo lavoro intimo ed emozionale di “Barriere” di Denzel Washington.
Questo tipo di film è facilmente sottovalutabile, mentre probabilmente meriterebbe il grande schermo più di molti blockbuster senza anima. In chiusura, ancora una volta, da sottolineare la trasversalità del pubblico che potrebbe apprezzare questo film: dategli una chance, non ve ne pentirete!

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