Malcolm & Marie, USA, 2020. Scritto e diretto da S. Levinson, con John David Washington and Zendaya. Musiche originali di Labirinth. Durata: 106′. Rated: R.
Innamorati, persi
TRAMA
Una casa, apparentemente nel bel mezzo del nulla, una coppia con sua vita di tutti i giorni: le passioni, i dubbi , le paure, le certezze. Malcom e Marie stanno insieme, non sappiamo bene da quanto; entrambi hanno avuto le proprie esperienze prima della relazione, ne avranno sicuramente dopo; nulla di tutto questo importa però ai fini di questa narrazione, che si concentra sul tempo e sul luogo presente e soprattutto sul presente della crescita delle due persone.

RECENSIONE
Se mai vi fosse dubbio sull’anno di produzione del film, il fatto che sia probabilmente uno dei cast più ridotti della storia del cinema vi confermerà che la produzione si è svolta in pieno lockdown, forse il primo vero film ‘durante-covid’ del 2020. Due personalità, quelle dei protagonisti, che vediamo comunque in una situazione ‘normale’, fortunatamente, dove la vita sociale era ancora possibile (anche se è solo una deduzione dai dialoghi) e solo ‘casualmente’ la storia inizia e finisce nell’intimità della convivenza della coppia.
Anzi, allo spettatore viene proprio rifiutata la spiegazione di cosa sia stata la vita dei due prima di questa ‘nottata’: il film per lo più si lascia trasportare dagli sprint e dalle pause narrative nel cercare e creare l’empatia con i due protagonisti in un allegorico incontro di box fatto di diversi round e delle pause che intercorrono tra uno e l’altro.
La sceneggiatura è allora l’elemento portante e trasuda realismo da ogni piccola battuta, quasi come se in realtà agli attori fosse lasciato anche lo spazio di improvvisare qui e là; l’uso di lunghi piani sequenza enfatizza questa sensazione, l’uso del bianco e nero toglie significato al contesto in cui si svolge la trama, così che ci si possa concentrare su ciò che conta davvero ovvero gli stati d’animo dei personaggi.
Levinson, allo stesso tempo, usa saggiamente gli spazi della casa per farci entrare lentamente nella discussione dei protagonisti, in un progressivo avvicinamento anche letterale. Se all’inizio si guarda dall’esterno tramite le grandi vetrate del soggiorno, quando poi Marie apre letteralmente e metaforicamente la ‘porta sul retro’ si entra profondamente nell’intimità della coppia, seguendo e perdendo nella discussione chi parla e chi ascolta.
E, il tutto, senza il benché minimo giudizio: solo un’attenta osservazione, niente più.
E se il film regge grazie agli stati d’animo dei personaggi, il merito (o il demerito, nel caso il vostro giudizio possa mai essere negativo) dipende quasi esclusivamente dal cast. I due attori protagonisti, emergenti pur nella loro differenza di età, sono Zendaya e John David Washington: entrambi sembrano estremamente connessi alle controparti sceniche, quasi più che al ‘compagno/a di avventura’. La sensazione che i due si lascino trasportare, a tratti, dall’improvvisazione è piuttosto ricorrente, al netto di qualche posizione – sia metaforica nella discussione che reale all’interno del quadro – che serve al regista per dare anche allo spettatore dei punti di riferimento.
In questo modo, l’empatia che i due creano con i loro personaggi diventa il vero e proprio punto di forza della pellicola, visto che è ciò che scatena l’empatia anche dello spettatore.
Due parole da spendere sulla musica, usata con parsimonia solo per arricchire gli sprint narrativi e punteggiarne le pause. Essendo il ritmo l’altro vero punto di forza di questo film, la musica doveva trovare uno spazio suo che non andasse a cozzare con i dialoghi che accendono e spegnono la discussione: nel montaggio, preciso, capita esattamente questo, così che i 3-4 momenti musicali fanno solo eco ai momenti di cui vive il film.
Al netto di questi aspetti positivi, non è un film per tutti. È difficile seguire,, soprattutto inizialmente, il filo logico della narrazione, grazie anche al lento sciolinare dei dettagli che fanno propendere le ragioni dalla parte di Marie o di Malcolm. La decisione viene lasciata allo spettatore: bisogna però essere disposti a lasciarsi prendere emotivamente dalle posizioni dei personaggi e, alla fine, schierarsi con la maggiore libertà possibile.

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