TENET (2020) – recensione

, , ,

Tenet, USA/UK, 2020. Scritto e diretto da C. Nolan. Con John David Washington, Robert Pattinson, Elisabeth Debicki, Kenneth Branagh. Musiche originali di L. Göransson. Durata: 150′. Rated: PG-13.

Il tempo sta per scadere

TRAMA

“Protagonista” – il personaggio principale di cui non viene rivelato il nome – è stato coinvolto in una missione molto particolare da un’organizzazione chiamata ‘Tenet’: l’obiettivo è evitare un evento catastrofico che porterebbe allo scatenarsi di imprecisati cataclismi e devastazioni. Per raggiungere l’obiettivo, dovrà navigare avanti e indietro nel tempo, combattere contro armi e persone ‘invertite’ da una tecnologia sperimentale e non ancora pienamente compresa…

Tenet, C. Nolan, 2020

RECENSIONE

Nolan è un regista particolarmente geniale nelle sue forme e scelte narrative, diciamo da sempre; il suo desiderio è infatti quello di narrare, di portare al suo pubblico storie, già non sempre semplici nella struttura, nel modo più originale possibile. Da “Memento” ad Interstellar, il ‘tempo’ è sempre stato parte integrante della narrazione, che doveva essere trattato ed affrontato in modo sempre unico e diverso, che servisse alla narrazione oppure servisse a lasciare un’interpretazione più o meno libera allo spettatore (probabilmente nominare “Inception” basta a chiarire il concetto).
Anche questa volta, Nolan si crogiola nella sua fantasia nella messa in scena peculiare del tempo, battendo una strada ancora non percorsa. È per questo che un’analisi della trama che duri poche righe è pressoché impossibile, cosicché si possa semplicemente notare che a fronte di una trama di per sé non troppo contorta gli ‘andirivieni’ temporali sono talmente frequenti e complicati da seguire che è difficile avere un’impressione chiara di cosa sia successo alla fine della prima visione.
Una sceneggiatura purtroppo non riuscitissima che contrasta con la solita, impeccabile fotografia (Hoyte Van Hoytema è stato il direttore della fotografia – anche – degli ultimi lavori di Nolan, “Interstellar” e “Dunkirk”) e con una precisione maniacale nella massa in scena di sequenze ai limiti dell’impossibile, incredibilmente caotiche ma capaci di rimanere comprensibili.   

Quantomeno, finalmente, questo film mi ha dato l’opportunità di rivalutare il buon Robert Pattinson, che sfoggia (finalmente) un’ottima prova da co-protagonista che, nel gioco delle parti, aiuta e non poco il Protagonista John David Washington. Dopo il difficile ma arricchente ruolo in “BlackKklansman”, sotto la guida di un ispiratissimo Spike Lee, Washington si lascia guidare da un altro regista che nella valorizzazione degli attori se la cava discretamente bene – Nolan – affiancato da altri attori dalla grande esperienza, tutti aspetti che non possono che giovare alla sua interpretazione. 

Chi, ancora una volta, guida la trama con la sua superba classe è Kenneth Branagh, AKA Sator. L’antagonista è colui che, in questo caso, fa progredire la trama sia letteralmente, con la sua macchina ‘invertente’, sia metaforicamente, con quell’alone di mistero che oscura anche quei pochi elementi di chiarezza nel suo personalissimo ‘scopo del gioco’. Dove lo metti lo metti, Branagh non nasconde quel suo charme e quell’intensità che ne fanno il grande attore che è e che, a volte, è quasi un’arma a doppio taglio per i suoi colleghi (leggi la pur brava Elizabeth Debicki, che finisce per essere un po’ schiacciata e la cui prova appare, per questo, sottotono).   

Sulle musiche non c’è molto da dire: l’assenza di Hans Zimmer, storico collaboratore di Nolan, lascia a Ludwig Göransson un vuoto piuttosto complesso da gestire. E se l’Academy Award dell’anno precedente per “Black Panther” poteva non essere del tutto condivisibile, in questo caso il giudizio è sospeso: un 6, di quelli anche un po’ tirati, è il massimo che posso dare per un compitino lì dove la trama si sarebbe prestata ad essere arricchita molto più di così.

Tutto un po’ ‘too much’, caro Nolan; stavolta ti sei lasciato un po’ prendere la mano, complicando un po’ troppo la narrazione fino a rischiare di perderne, a tratti, il controllo. Sicuramente, chi si perde è lo spettatore.
Nolan è e rimane uno dei miei registi (e cineasti) preferiti, il suo gusto per la sperimentazione è encomiabile ed è linfa per il cinema di oggi. Nonostante questo, “Tenet” si collocherà in fondo alla mia personalissima classifica della sua filmografia (che non è comunque infinita e in cui tutti i film, compreso questo, penso meritino almeno una visione).

Una risposta a “TENET (2020) – recensione”

  1. […] Leggi la versione in Italiano Download the review in PDF […]

    "Mi piace"

Lascia un commento