Dedicato ai folli e ai sognatori. (Here’s to those who dream).
La La Land, USA, 2016. Scritto e diretto da D. Chazelle. Con Ryan Gosling, Emma Stone. Musiche originali di Justin Hurwtitz. Durata: 128′. Rated: PG-13.
Mia lavora alla caffetteria degli studi Warner e sogna di diventare un’attrice; Sebastian è un pianista di jazz che sogna di aprire un locale tutto suo. Le loro storie si intrecciano, in modi inaspettati, mentre entrambi inseguono i loro sogni; ma la vita può essere dura ed i sogni possono soccombere alla realtà…

Uno dei film più acclamati della stagione, per molti il film dell’anno, riempito di premi e complimenti da ogni parte. Ed anch’io, in fin dei conti, l’ho apprezzato. A dirla tutta, l’ho adorato proprio! Eppure, c’è qualòcosa che non torna, qualche dettaglio che, forse per colpa dell’altissima aspettativa che circondava questo film, va puntualizzato.
Ma partiamo dal principio. Il regista e sceneggiatore Damien Chazelle, già acclamato per il suo primo successo, “Whiplash”, porta gli spettatori in un mondo ideale, fantastico, dove le difficoltà sembrano superabili grazie alla passione e alla musica. D’altronde in una commedia musicale come questa il tutto sembra quadrare e sollevarsi dalla piattezza grazie anche ad un paio di risvolti drammatici. Sono però questi ultimi che, nella loro semplicità quasi banale abbassano notevolmente il livello del film nella parte centrale, che rischia di precipitare per poi comunque risollevarsi verso il meraviglioso finale. A proposito di finale, cercando di evitare spoiler, bisogna dire che l’esercizio di stile, pur più che apprezzabile, sembra sforare oltremodo, rintracciando l’intero film e rovinandone in un certo senso il ritmo altrimenti coerente.
A parte quesi momenti (e un inutile passaggio filmato con camera a mano, piuttosto destabilizzante rispetto ai tecnicismi del resto del film), il resto è pura magia, immagini potentissime, scelte di locations e colori splendidi. Tuffarsi nel film è davvero un sogno, il sogno dello spettatore insieme a quello dei protagonisti, e forse è questa bellezza che mi ha fatto notare così tanto la caduta nella parte centrale.
Cosa dire del cast? Non sono certo stati i ruoli più impegnativi delle rispettive carriere: Emma Stone ringrazia le audizioni di Mia per la forzata espressività, sintomo comunque di una bravura difficilmente pareggiabile nella sua generazione; Ryan Gosling, di contro, paga il confronto con la collega e con altri personaggi sicuramente più riusciti, come la magnifica performance in “Drive”, ed il suo Sebastian finisce per essere il lato debole della coppia.
Piccola nota a margine sullo spreco di talento: perché scegliere J.K. Simmons per fare un ruolo tanto breve quanto insignificante?
Ok, passiamo alla musica, la parte fondamentale per un film di questo tipo. Il fatto di avere due attori e non due cantanti paga, visto che quasi tutti i temi principali vengono lasciati a loro: quel pizzico di imprecisione è un punto in più, non in meno. Allo stesso tempo, l’ottima coerenza musicale viene a volte sprecata con dei tagli di montaggio (sonoro) brutali, per quanto giustificati, e un paio di momenti non supportati a dovere. Peccato.
È vero, ho fatto molte critiche, ma alla fine l’ho adorato, davvero. Non credo però che sia il film ‘dell’anno’, titolo che dovrebbe andare ad un film ‘perfetto’. E questo, per quanto io l’abbia amato, non lo è. Non fino in fondo.
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