The Lego Movie (2014) – Recensione

The story of a nobody who saved everybody. (La storia di un nessuno che salvò tutti).

The Lego Movie, Australia/Usa/Danimarca, 2014. Diretto da P. Lord e C. Miller, scritto con D. & K. Hageman. Con Will Ferrell e le voci di Will Arnett, Elisabeth Banks, Morgan Freeman, Jonah Hill, Chris Pratt, Liam Neeson. Musiche originali di M. Mothersbaugh. Durata: 100′. Rated: PG.

Emmet è il classico, banale e più semplice omino Lego. E vive tranquillo, rispettando tutti i canoni, le leggi ed i consigli del mondo in cui vive. Ma al governo, qualcuno vuole limitare la fantasia del mondo a mattoncini ed un’antica profezia lo indica come colui che salverà il mondo, lui, quello “speciale”.

The Lego Movie, 2014

Due sono le cose. O piace, o non piace.
Un film del genere, realizzato (ovviamente) con una tecnica di animazione che ricorda palesemente lo stop-motion (anche se chiaramente è tutto riprodotto al computer), può non piacere a tutti. In più, i cultori del gioco reale con i mattoncini se ne innamorano per forza, gli altri… dipende.
Ed io sono tra questi.

Parto con il dire che la premiata ditta Lord-Miller, da cui per ora non sono nati grandi ‘capolavori’ (“Piovono Polpette” 1 e 2, 21&22 Jump Street), stavolta partono con il piede giusto, con l’idea che, se non altro, il film diventerà uno di quelli ‘da vedere’, un must, un film di culto. E così lo rimpinzano, inverosimilmente ma ragionevolmente, di riferimenti, dediche, omaggi e quante altre cose siano apprezzabili in prodotti di questo tipo.
Già solo il comparire dei numeri di serie dei mattoncini mentre i protagonisti li analizzano prima di cominciare a costruire, è un colpo di genio. E i personaggi? Se cominciassi ad elencare i ‘costruttori’ (e le loro voci originali) non finirei più. Quindi non comincio nemmeno, se volete c’è il solito link a IMDB nell’intestazione.

Devo dire che anche a livello di sceneggiatura, in sé, la coppia (insieme agli Hageman brothers, autori del passabile “Hotel Transylvania”) non delude: a parte l’interminabile serie di cose, citazioni ecc., quando decidono di svoltare davvero lo fanno in maniera inaspettata e geniale, con un colpo di scena che… e non posso dire altro. Va beh, dico solo che c’entra il live action. E ho già detto troppo. Bellissimo e, per certi aspetti, commovente.

Un altro aspetto particolarmente positivo: nonostante tutto, è un film d’animazione da bambini. Adatto a loro. Niente parolacce (o quasi), niente riferimenti espliciti… E da un film per cultori di un gioco che, oggettivamente, manda ben più di moda in un’altra generazione… beh, è apprezzabile,

Dal punto di vista dei cast, come detto, una serie infinita di star e cammei (guidati da Shaquille O’Neal) rende tutto molto gradevole ma tecnicamente non eccelso. Will Ferrell e Chris Pratt sono gli unici con un serio impegno, forse insieme ad Elizabeth Banks. E tengono su la baracca. Il discorso vale anche per il doppiaggio italiano, con Massimo Triggiani, Pino Insegno e Barbara de Bortoli come Emmet, Lord Business e Lucy.

Capitolo audio è quello che più ha tradito le mie, personalissime, attese.
L’ho trovato particolarmente confusionario, con molti dialoghi mixati in maniera discutibile e, soprattutto nell’introduzione/narrazione, in cui già la profezia in rima è complessa di suo, i suoni ed i rumori di sottofondo non sono equilibrati nella maniera corretta. È forse un’impressione, ma incide parecchio sul giudizio finale.
E la tanto acclamata “Everything is Awesome” (È meraviglioso) ha un bel sound, orecchiabile, ma con il senno di poi credo sia giusto non abbia vinto l’Oscar.

Cult? Sicuramente. Incompiuto? Forse. Quello che è certo, è che il cinema d’animazione, quello NON-Disney, ha nuovi parametri e una nuova fonte d’ispirazione. E un nuovo concorrente.

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