INTERSTELLAR (2014) – Recensione

Humanity was born on earth it was never meant to die here. (L’umanità nacque sulla terra. Non fu fatta per morirci)

Interstellar, USA/UK, 2014. Diretto da C. Nolan, scritto da J. Nolan e C. Nolan. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine. Musiche originali di H. Zimmer. Durata: 169′. Rated: PG-13.

Come si può esaurire in poche righe la complicatissima e cervellotica trama di questo nuovo sogno visionario di Christopher Nolan? A grandi linee: la Terra è ormai agli sgoccioli e l’uomo non potrà più sopravviverci e dodici scienziati sono stati mandati in giro per l’universo, su dodici diversi pianeti che sembrano avere delle similarità con la nostra Terra. La lunghissima distanza, pur facilitata da un wormhole di formazione ignota, non permette di ricevere adeguati riscontri, così ciò che rimane della NASA decide di mettere uno dei più esperti piloti rimasti, Cooper, a capo di una missione che possa svelare qualche dettaglio in più sui quei pianeti e che, possibilmente, torni sulla Terra a salvare il resto della razza.

Interstellar, 2014

Se dovessi dire più di così, già fare troppi spoiler, quindi mi fermo.
La prima impressione è comunque quella di un film, sulla scia di Gravity, ambientato nello spazio, scientificamente accurato e, soprattutto, ennesimo capolavoro di regia e fotografia del regista britannico. Tre su tre positive, alla fin fine, anche se…
L’analisi più banale, per modo di dire, è proprio quest’ultima, puramente tecnica: come si fa a criticare qualcosa a Nolan? Ha un talento innato, non sbaglia un colpo, sorprende ed incanta con ogni singolo frame. La creazione di nuovi mondi, poi, e i numerosi dettagli permettono la creazione di un universo talmente verosimile da far tremare anche i più temerari spettatori saldamente ancorati a terra e non fanno che aiutare a trasmettere quella sensazione di angoscia così tipica di questo regista. E di suo fratello Jonathan, che, ridendo e scherzando, ha scritto praticamente tutti i film del regista, con una riconoscenza in termini di notorietà quasi nulla.
D’altronde è anche nello script che risiedono i successi di Christopher, da “Memento” in poi. Ma quello di questo film, tra l’altro rimaneggiato, anzi rivoluzionato, dopo l‘abbandono del regista originale (Steven Spielberg… seriously?), è davvero grandioso. Uno va al cinema per godersi quasi tre ore nello spazio e si ritrova, al contrario, ad apprezzare il continuo andirivieni Terra-universo, che in maniera sottile ma importantissima mantiene viva la tensione narrativa, altrimenti a serio rischio in una sola ambientazione. La vita sulla Terra è anzi un elemento davvero fondamentale, anche grazie ad un cast ‘terrestre’ che vale abbondantemente quello ‘spaziale’, e da un certo punto di vista angoscia e cattura l’empatia dello spettatore più di ciò che succede anni e anni luce lontano da qui. Che pure è reso con una forza e una sensibilità tale da risultare comunque trascinante e, se si può dire, ‘vicino’ all’esperienza del pubblico, grazie alla priorità che per quasi tutto il tempo hanno i sentimenti sulla scienza e l’umanità (intesa come caratteristica peculiare dell’uomo) sullo lo spazio, vuoto, immenso e desolato.

Può sembrare scontato dire che il cast è ‘stellare’: passatemi il termine, perché stavolta più che mai è vero.
Cooper è personaggio con una grandiosa forza d’animo ed un senso del dovere messo così a repentaglio che richiede una prova superba per non essere reso in maniera esagerata o stereotipata: Matthew McConaughey tira fuori dal cilindro l’ennesima prestazione sublime, in un periodo di consacrazione che sembra non finire mai. E pensare che un paio di anni fa in pochi lo conoscevano o, comunque, gli avrebbero dato un centesimo.
Se possibile fa meglio di lui un’attrice anch’essa sull’onda di un periodo davvero eccezionale, Jessica Chastain. Inizialmente assente, prende le redini di un personaggio e di una storia, quella terrestre, complicata ed in bilico, nei panni della figlia di Cooper, Murph. Chiamata così dalla legge di Murphy: «Ciò che può succedere, succederà». La credibilità del personaggio sta tutta qui, nella ferma convinzione che questa ‘legge’ possa funzionare anche in positivo. Il messaggio più ovvio, anche se non decisivo, del film in generale.
Accanto a loro, Anne Hathaway non è al massimo della forma, mentre Michael Caine aggiunge un altro capitolo a margine di una carriera costellata di successi. Entrambi provenienti dalla trilogia di Batman, confermano quanto già visto agli ordini di Nolan: tanta sostanza e tanta simpatia per qualunque personaggio interpreti, a prescindere che sia buono o meno, per Caine, poca brillantezza e talento a mezzo servizio per la Hathaway. Ricordare con più piacere la Catwoman di Michelle Pfeiffer è uno smacco abbastanza grande nella pur brillante carriera della giovane americana.

Non so nemmeno se scrivere della musica. Hans Zimmer. Basta? No, perché stavolta, oltre a riempire di pathos i momenti clou della storia, prende anche delle importantissime (e grandiose, se si possono definire tali) pause di silenzio. Che, nel loro essere destabilizzanti e atipiche, rendono alla grande l’esperienza di vuoto dell’universo.

Fino a qui sembrerebbe un film fantastico, eppure…
Eppure. Ci sono tanti punti interrogativi, forse troppi. Purtroppo (per chi legge) tutto andrebbe a raccontare qualcosa del film, magari rovinandone la visione. Cercherò di dire il meno possibile.

Intanto: perché, qualsiasi momento del film, dalla NASA, a tutti i riferimenti sull’umanità, le ambientazioni, le bandiere… il film è americano, ok, ma non c’è alcun riferimento a qualche altro posto, altre nazioni, altri popoli, altre culture. Vogliono salvare l’America e gli americani o gli uomini, l’umanità intera?
Secondo: il tutto è, effettivamente, scientificamente credibile… quasi tutto. Poi, alla fine, Nolan decide di cercare dentro i buchi neri. E qui, per quanto le teorie scientifiche non manchino, non ci sono certezze. E rischia, non poco, di includere discorsi che vanno oltre la scienza, anche a livello religioso o comunque di fede. Qui i problemi sono tanti, le discussioni create potrebbero essere troppe considerando che si tratta pure sempre di un oggetto di svago, un film.
Ultimo: per fortuna che, alla fine, c’è una certa volontà di fare, come dire, riepilogo. Perché si capisce poco, e questo è simile a “Inception”, che, in assoluto, è uno dei film più riusciti di Nolan. Qui però, a differenza del primo, non c’è opinione che tenga, tutto è scientifico, escludendo quanto detto nel punto precedente, quindi non è conveniente lasciare cose in sospeso. Sfido chiunque a vederlo una volta, senza leggere teorie o articoli, ed uscirne pienamente convinto.

Quindi. Film da vedere, in assoluto, per i tanti motivi citati. C’è da sapere, comunque, che non è un film così semplice, come quasi tutti quelli di Nolan, e che per vedere un film così impegnato, anche se così coinvolgente, ci vuole tempo e concentrazione. Film come mero prodotto d’intrattenimento? Mica troppo…

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Interstellar, 2014

READ THE ENGLISH REVIEW: Interstellar – Review

2 risposte a “INTERSTELLAR (2014) – Recensione”

  1. Ti segnalo quest’altra splendida recensione di Interstellar: https://lapinsu.wordpress.com/2014/11/25/interstellar/. Buon fine settimana! 🙂

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  2. […] LEGGI LA RECENSIONE IN ITALIANO: Interstellar – Recensione […]

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