Madres Paralelas (2021) – recensione

Madres Paralelas, Spain/France, 2021. Scritto e diretto da P. Almodóvar. Con Penélope Cruz, Milena Smit. Musiche originali di A. Iglesias. Durata: 120′. Rated: R.

Ha i tratti di mia madre.

TRAMA

Janis e Ana sono donne per molti versi diametralmente opposte: sono diverse per età, per maturazione della propria vita e della propria situazione sentimentale, il background familiare è estremamente diverso. 
Una gravidanza inaspettata, per entrambe, le unirà con un legame molto più profondo di quanto potesse sembrare inizialmente.

 

Madres Paralelas, P. Almódovar, 2021

RECENSIONE

Il film d’apertura della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (il Festival di Venezia detto bene!) difficilmente avrebbe potuto rappresentare in modo migliore la poetica e la cinematografia di  Almodovar, sia a livello visivo che narrativo; l’empatia creata attraverso dei primi piani ai limiti del realismo in cui i personaggi sembrano essere abbondantemente staccati, se non avulsi, dal contesto in cui si trovano deve tuttavia cedere il passo alle due storie che si intrecciano ma che, ad uno sguardo d’insieme, non si fondono mai completamente. 

Passato, presente e futuro, antenati e discendenti, facce della stessa medaglia che rappresentano – o dovrebbero rappresentare, idealmente – un ecosistema unico, complesso che attraversa le due storie ed i tre anni che il racconto copre. Alla fine, invece, nascite e morti restano più dei poli che, pur opposti, più che attrarsi si respingono.  
Certo, le singole linee narrative, prese singolarmente, sono tutto sommato piuttosto piacevoli e scorrevoli: da un lato il passato – fisicamente lontano  o smarrito sul piano relazionale – è raccontato in modo piuttosto originale e l’assenza di legami con I propri genitori o antenati non è giudicata – nonostante sia un aspetto complesso della vita delle protagoniste; dall’altra parte invece, il futuro si basa su una storia estremamente toccante e umanamente coinvolgente: anche e soprattutto qui il giudizio è assolutamente lasciato allo spettatore.

In un film come questo, basato in modo quasi esclusivo sulle complesse maternità delle due protagoniste, ciò che stupisce – o almeno colpisce – è l’incredibile empatia e complicità che Penelope Cruz e Milena Smit creano tra di loro e tra i loro alter-ego. Ritratti di donne estremamente intensi (anche per gli standard di Almodovar, il che è tutto dire) entrambe le attrici scavano a fondo negli aspetti più complessi delle crisi emotive e psicologiche delle protagoniste: aspetti di difficile comprensione quelli che legano le due donne tra loro e alle loro figlie, non facile nemmeno per attrici esperte come la Cruz (che comunque sembra migliorare di anno in anno, in particolare quando collabora con Almodovar – già 6 i film insieme).

Qualche scelta poco comprensibile a livello musicale c’è: le sottolineature delle scene più intense sono, a tratti, quasi eccessivamente enfatizzate; un approccio un po’ più delicato non avrebbe guastato – e a onor del vero è un approccio che già in passato è stato penalizzante per Alberto Iglesias e non solo nelle sue collaborazioni con Almodovar. 

Il giudizio è sostanzialmente sospeso… è difficilmente un film ‘criticabile’ in senso stretto: offre importanti spunti di riflessione e scorre piacevolmente. Allo stesso tempo, il salto dell’ostacolo, affrontato con la giusta intensità, rischia un atterraggio un po’ incerto e poco elegante – sicuramente non voluto. 

Una replica a “Madres Paralelas (2021) – recensione”

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