Cruella, USA/UK, 2021. Diretto da C. Gillespie, scritto da D. Fox, T. McNamara, A. Brosh McKenna, K. Marcel e S. Zissis (basato sul romanzo di Dodie Smith). Con Emma Stone, Emma Thompson, Joel Fry, Mark Strong. Musiche originali di N. Britell. Durata: 134′. Rated: PG-13
La verità è: sono nata geniale, sono nata perfida e un po’ folle.
TRAMA
Questa è la storia di Estella… No, aspetta un momento: non era Crudelia?
Beh… in effetti la piccola bimba dai capelli molto particolari ha avuto una vita intera degna di essere raccontata: rimasta da subito orfana di un genitore, la vita di Estella si rivela piena di solitudine e da un desiderio di compensazione che presto si trasforma in sete di vendetta. Una vendetta nei confronti di chi da Estella la resa… Crudelia.

RECENSIONE
Ennesimo live action Disney. Contenti?
Per di più un altro prequel sulle origini di un cattivo.
Certo, “La carica dei 101” era già stata portata sul grande schermo negli anni ’90, per ben due volte, così che in questo trend di live-action l’unica strada per sfruttare il mondo dei cani maculati era concentrarsi su Crudelia, per altro cercando di farne un personaggio diverso per non incorrere nell’ostico paragone con la fenomenale interpretazione di Glenn Close.
La realtà è che i prequel di questo tipo hanno una problematica di fondo: per creare empatia con il ‘cattivo-in-potenza’ e renderlo protagonista della storia… serve un antagonista, che per forza di cose deve essere ‘più cattivo del cattivo’, così che il ‘cattivo-in potenza’ risulti in realtà ‘buono’ nei confronti del ‘cattivo più cattivo’… Un po’ un cortocircuito.
Se questo problema fosse un problem-ino, “Crudelia” sarebbe un gran bel film. Che il problem-one diventi tale perché la storia è stata scritta da troppe mani? O perché in alcuni punti è un po’ un’accozzaglia di stili, in cui non il genere del film e di conseguenza il mood ed il pubblico a cui la storia è diretta non sono particolarmente chiari?D’altronde, a livello di messa in scena, lo stile visivo è assolutamente coerente, anzi è uno dei maggiori punti di forza della pellicola, con questa abitazione punk anni ‘70 che – pur non essendo propriamente fedele e temporalmente appropriata rispetto al romanzo originale ambientato nel 1958 – è perfetto per raccontare questa Crudelia. In questo senso, diamo a Jenny Beavan quello che è di Jenny Beavan; la due volte premio Oscar per i migliori Costumi (“Camera con vista”, 1985, e “Mad Max: Fury Road”, 2015) è una vera e propria icona della storia di Hollywood ed anche in questo caso compie delle vere e proprie magie nella sottolineatura stilistica dell’evoluzione di Crudelia nonché della sfida a colpi di colore (o non colore) con la Baronessa.
Come detto in precedenza, la Crudelia di Glenn Close è sostanzialmente inarrivabile. La giovane Estella/Crudelia, tuttavia, non sfigura grazie all’immenso talento di Emma Stone, che sembra divertirsi come non mai e soprattutto che sembra essersi calata progressivamente nel personaggio, contribuendo alla sadica progressione del suo carattere.
Sul lato opposto di una bilancia molto equilibrata, anche se il personaggio come accennato non è quello che aiuta la complessiva riuscita del film, Emma Thompson si conferma un’attrice di innato eclettismo; la Baronessa è effettivamente il personaggio spietato che gli sceneggiatori avevano in mente, ‘più cattiva della cattiva’, il che sicuramente non è un problema da imputare alla Thompson, anzi; per assurdo si potrebbe quasi dire che la Baronessa riprende alcuni tratti della Crudelia di Glenn Close, pur con una più specifica ispirazione (quasi citazionistica) dell’iconica Miranda Priestly di Meryl Streep (“Il diavolo veste Prada”, 2006), da cui si differenzia solo per l’assenza di quel briciolo di compassione e di redenzione finale.
Piccolo appunto, in questa sezione del cast, sui cani dalmata. Pur fondamentali in due svolte di trama, la loro presenza nel film è piuttosto limitata; che sia per questo che sia stata scelta la strada dell’animazione digitale? Probabilmente si, anche se la resa è, onestamente, piuttosto discutibile. Al netto del fatto che questi dalmata non sono poi gli adorabili amici a quattro zampe del classico Disney – anzi, in questo caso capiamo anche qualcosa in più sull’odio viscerale che Crudelia sviluppa nei confronti di questa razza canina.
Sulle musiche, in questo caso, si può solo dire che il lavoro di Nicholas Britell è più un (fondamentale) collage di repertorio punk-rock rispetto alla composizione di vera e propria colonna sonora. È anche vero che il film beneficia di canzoni come “Come Together” o “Feelin’ Good” molto più che non dell’originale “Call Me Cruella”, cantata in originale da Florence + the Machine e nella versione italiana dai Måneskin (prodotta dallo stesso Britell); canzone coerente con il contesto, ma sicuramente non altrettanto iconica.
Il giudizio è presto detto, considerando gli elementi accumulati: un prodotto di intrattenimento godibile, ben interpretato e coerente anche con l’immaginario dell’universo Disneyano di cui fa parte.
Se poi parliamo di storia della cinematografia, al massimo potrebbe rientrare in qualche citazione di genere, non di più.

Lascia un commento