ELLA & JOHN (2017) – Recensione

Ella & John, Italy/France, 2017. Diretto da P. Virzì, scritto con S. Amidon, F. Archibugi, F. Piccolo (dal romanzo di M. Zadoorian). Con Helen Mirren, Donald Sutherland. Musiche originali di C. Virzì. Durata: 112′. Rated: R.

Sposati da diversi anni, Ella and John sono giunti a quel momento della vita in cui l’unica cosa rimasta da fare è soddisfare qualche piccolo sogno nel cassetto; così, decidono di montare per l’ultima volta sul loro camper ‘Leisure Seeker’ e dalla loro casa a Boston percorrono tutta la west coast fino a Key West, in Florida, per visitare la casa dell’autore preferito di John: Ernest Hemingway. 

the leisure seeker (2017)

Non c’è dubbio riguardo l’immenso potere allegorico che l’intero film suggerisce, propone e regge con delicata maestria: “Ella & John” è semplicemente una favola dai toni melanconici di quando si parla degli ultimi atti della vita terrena di una coppia innamorata. Fin troppo delicata, forse, da vedere in un prodotto americano: le note infatti sono quelle di Paolo Virzì, uno dei migliori registi italiani della sua generazione che finalmente si può confrontare con il grande pubblico internazionale.
Fin dalla sua primissima proiezione al Festival di Venezia 2017 il film ha ricevuto numerosi apprezzamenti; la sceneggiatura è stata abilmente rimaneggiata, rispetto al romanzo, con un’idea vincente da parte di Virzì e colleghi, quella di non far andare la coppia a Disneyland (la destinazione originaria dei due nel romanzo da cui il film è tratto) bensì a Key West, all’inseguimento di Hemingway ma non solo. Il film, infatti, decide di prendere una strada piena di citazioni letterarie: Melville, Joyce, Mitchell parlano così alle coppie di tutto il mondo. In questo senso, alcune scene sembrano tuttavia uscire troppo dal sentiero intrapreso: le gag relative alla campagna elettorale di Donald Trump sembrano eccessive, così come alcune battute un po’ troppo dark.
L’enfasi del film rimane, fortunatamente, sul ‘tempo che rimane’ da vivere prima che sulla fine della loro vita terrena.

Il più grande merito del film è indubbiamente quello di fornire a due grandi attori un altro personaggio memorabile da aggiungere alle loro carriere: la mano di Virzì sul talento indiscusso di Donald Sutherland e Helen Mirren è un lavoro che ipnotizza e oscura qualsiasi altra cosa, più o meno bella, di tutto ciò che il film prova a raccontare per contestualizzare il tutto: la storia sono loro, loro sono il film. E più trascorre il film, più il graduale invecchiamento, l’acuirsi dei problemi fisici e mentali, la realizzazione dei sogni e lo sforzo per tenere insieme la loro vita di coppia sono interpretate magistralmente, in modo toccante, tanto che tutte le imperfezioni possono essere valutate solo in un secondo momento, a mente fredda.

Per quanto riguarda le musiche, è bene parlare anche dell’altro Virzì, Carlo: l’intesa col fratello c’è e l’uso di canzoni aiuta a creare e tenere il clima giusto per la storia, tenendo i momenti musicali per qualche momento importante (e triste) che ha bisogno di delle note più delle parole.

Non è un capolavoro, chiariamolo, almeno ad analizzare gli elementi uno per uno. Da un punto di vista emotivo, tuttavia, è uno dei migliori film del recente passato che merita di essere visto: quantomeno è importante vedere un cineasta italiano fare un film che sia gradevole anche se – eufemismo – fa fatica ad essere paragonato alle pietre miliari del cinema mondiale.

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