Giorno 9, penultimo del concorso. Vediamo i film di oggi!

Si parte dal concorso, stamattina particolarmente presto per le 3 ore di durata del film che segna il ritorno a Venezia di Abdellatif, regista di “La Vita di Adele”. Questo “Mektoub, My Love – Canto Uno” è il compimento di ciò che il regista franco-tunisino aveva iniziato quattro anni fa, almeno per quanto riguarda un cinema spensierato, dinamico e, per molti aspetti, frivolo. La descrizione di una normale comitiva di francesi, un po’ autoctoni e un po’ tunisini, nell’estate del 1994, si rivela attualissima nonostante l’assenza di pretese didascaliche o moralistiche. Certo, più che altro sembra un lunghissimo spettacolo di strip-tease o burlesque, le scene sono sempre molto lunghe soprattutto quelle di baci ed effusioni varie. Il tutto è molto promiscuo, anche nei pareri dello spettatore: è un cinema senza un ‘senso’, che a volte è quello che ci vuole.
Di genere diametralmente opposto è “Il Colore Nascosto delle Cose”. La cieca ed il pubblicitario, nella mente di Silvio Soldini, prende vita sullo schermo grazie ad una sempre infallibile Valeria Golino, che regge un film che una trama abbastanza banale e dei personaggi molto stereotipati, ai quali molto succede ma poco cambia nel finale/non-finale che lascia un po’ di amaro. Qui l’intento moralistico è abbastanza forte, soprattutto nell’intento della vita ‘spericolata’ di Teo/Adriano Giannini, a suo agio nei panni di un protagonista che, per l’appunto, cambia molte volte nel film ma pochissimo nel suo equilibrio globale.
Il pomeriggio inizia con il primo degli Orizzonti di oggi, ovvero “Ha Edut – The Testament”, Israele. Onestamente? Qui cominciano davvero a rasentare i limiti della sopportazione: per fare un film sulla shoa, sulle indagini sul passato dei sopravvissuti ed il riconoscimento delle stragi più o meno famose bisogna ormai tirare fuori un capolavoro, altrimenti si diventa ‘dimenticabili’. È un anti-senso, considerando il significato che la shoa ha sempre legato al ricordo e ancor di più al ‘non dimenticare’, ma qui Amichai Greenberg non inventa nulla, se non un protagonista lasciato solo in ogni campo della sua vita e per scelta sua. Per il resto, per quanto non sia fatto male, è tutto troppo ‘già visto’.
“The Taste of Rice Flower”, Giornate degli Autori. Vediamo una madre intenta a provare a ricostruire un rapporto con la figlia pre-adolescente in uno sperduto villaggio cinese. La poesia dei paesaggi in contrasto con la freddezza che la ragazzina riserva alla madre è il giusto bilanciamento per una storia molto coinvolgente e veritiera, in cui non mancano un paio di belle svolte drammatiche. La bellezza qui sta nell’interpretazione intensa di madre e figlia, che si fanno guidare reciprocamente in un bellissimo incontro scontro acceso e, proprio per questo, realistico. Le superstizioni e l’arretratezza del contesto, più che normali, in questo caso possono solo accompagnare ed inquadrare meglio una storia già di per sé godibilissima.
Rick Ostermann ci riporta ai nostri giorni con “Krieg”, guerra. Affascinante nella trama nel ‘presente’, sulle montagne, forse meno nella costruzione abbastanza prevedibile dei flashback: lì la guerra è uno (non meglio identificato) dei conflitti mediorientali, mentre dopo aver subito quegli eventi il protagonista si rifugia tra le montagne, dove però non trova la pace tanto agognata. Nonostante manchi di alcune importanti spiegazioni, buttate con facilità in scialbi dialoghi, rimane una storia originale e carina, tutto sommato, anche se non è un capolavoro di regia.
“Disappearance” è invece il film più mono-trama che io abbia mai visto. La coppia di giovani che deve ingannare i medici dopo che la loro ‘prima volta’ provoca dei problemi medici a lei, non potendo andare dai genitori. In Iraq, più che comprensibile. Eppure, i due ragazzi sono spesso più attenti alla storia che ai loro atteggiamenti e sentimenti, così che il risultato finale non crea la giusta empatia e men che meno la giusta tensione narrativa. Un finale decisamente incomprensibile non aiuta per niente, escluso il dare un senso del titolo.
Restiamo in attesa degli ultimi guizzi dei concorsi!
(PERSONALISSIMA) CLASSIFICA PARZIALE “LEONE D’ORO”:
| THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI |
9 |
| THE INSULT |
9 |
| THE LEISURE SEEKER |
8,75 |
| THE SHAPE OF WATER |
8,5 |
| MOTHER! |
8 |
| SUBURBICON |
7,9 |
| JIA NIAN HUA (ANGELS WEAR WHITE) |
7,75 |
| DOWNSIZING |
7,5 |
| MEKTOUB, MY LOVE: CANTO UNO |
7,25 |
| AMMORE E MALAVITA |
7,1 |
| EX LIBRIS – THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY |
7 |
| LEAN ON PETE |
6,9 |
| FOXTROT |
6,75 |
| SANDOME NO SATSUJIN (THE THIRD MURDER) |
6,1 |
| FIRST REFORMED |
6 |
| SWEET COUNTRY |
5,9 |
| LA VILLA |
5,75 |
| HUMAN FLOW |
5,5 |
| UNA FAMIGLIA |
4,5 |
Lascia un commento