Giorno 8, le sezioni cominciano ad esaurire i propri programmi e così si scoprono cose, belle o brutte, non preventivate.

La mattina però è ancora concorso principale, torna l’Italia con il film dei Manetti bros., “Ammore e Malavita”. Un musical d’azione, in salsa napoletana e neomelodica, con delle coreografie al limite della parodia ed una serie di spunti che aleggiano tra il comico ed il drammatico con un bell’equilibrio. Quando però il film comincia a prendersi troppo sul serio, si arriva al kung-fu ed ad azioni di spionaggio alla 007 di cui, onestamente, potevamo farer a meno, considerando la citazione già presente nella messa in scena del funerale. Le altre citazioni cinematografiche sono abbastanza divertenti ma non sempre utili, così come alcuni dialoghi lasciati un po’ a se stessi.
Dall’Itala all’Australia, con Warwick Thornthon ed il suo “Sweet Country”. Dolce e amara, in realtà, in un’atmosfera molto western americano che fa di tutto per isolare gli attori ed i loro accenti come unico indizio della location, senza i quali potremmo tranquillamente in Texas. La storia è normale, un po’ già vista, con un inseguimento a distanza che rallenta in maniera eccessiva la trama fino a che, nell’ultimo atto, si prova a riprendere il tutto con un finale meno prevedibile. Tutto sommato, una delle cose più ‘banali’ del concorso.
La Settimana Internazionale della critica ci regala poi un’altra perla, stavolta dalla Danimarca: “Team Hurricane” vuole essere una storia di crescita, di disagi adolescenziali nella classe medio-povera del paese: le protagoniste di questo film che sa per molti versi di documentario, grazie anche a molte riprese in qualità VHS e in formato 4:3, si lasciano guidare nel racconto delle loro storie accompagnate da cornici psichedeliche e didascaliche ma non per questo inutili. Lo stile è particolarissimo, da festival appunto. Alla fine anche in questo caso si può criticare un finale buonista, che a mio avviso taglia le gambe alla coerenza interna molto più trasgressiva e ribelle. Il corto subito prima, “MalaMenti”, è un po’ troppo allegorico sia come messa in scena che come scrittura, e così la richiesta esplicita di applausi da parte del regista non è troppo recepita.
Molto meglio fa nel suo esordio da regista Claudio Santamaria, che porta in scena la graphic novel “The Millionairs”. Un thriller rapidissimo dove il suono vince sull’assenza di parole ed il pathos su qualsiasi altra cosa. La brevissima ma intensa corsa della valigetta di denaro del corto rende il successivo “Volubilis”, film dal Marocco, abbastanza noioso. La storia della coppia, messa in crisi dal mondo in cui vive e che tra rinnovamento e intransigenza non sa bene come muoversi rischia più volte di scivolare nel voler dire troppe cose, seguire tante storie, per poi non arrivare in fondo a nessuna di quelle ‘secondarie’, portando a compimento a malapena la narrazione principale. Anche a livello di regia e recitazione non è uno dei più riusciti.
Il film in concorso della sera è il cinese “Angels Wear White”. Sotto una gigantesca statua di Marylin Monroe nella sua celebre scena dello svolazzante vestito bianco, altri angeli cercano la loro pace e la loro stabilità, nella famiglia e nelle amicizie. Le due bambine e la ragazzine, tutte in qualche modo vittime di un mondo complesso e costrette a scegliere se dire o non dire alcune cose e raccontare alcuni fatti, sono guardate dall’esterno ma senza giudizio, cercando di tenere uno sguardo delicato nonostante gli orridi crimini narrati. E la soluzione a tutto è un’atmosfera mai tesa, che potrebbe scoppiare ma non lo fa, grazie ad una sceneggiatura davvero riuscita. Uno di quei film che, ad una seconda/terza visione, avrà ancora tante cose da dire.
Si chiude con un altro Claudio Santamaria, stavolta attore. Il film “Brutti e Cattivi”, sezione Orizzonti, gioca sulle disabilità fisiche per raccontare una storia di normale criminalità dai bassifondi romani, in cui i protagonisti continuano a tradirsi e cercare nuove alleanze per trarre un vantaggio sempre maggiore dalla rapina che fa da filo conduttore del film. Nonostante alcune gag simpatiche, l’intento più profondo di riflessione sulla disabilità non c’è, o non si riesce a percepire (il che sarebbe un’ulteriore sconfitta). Così alla fine non è zuppa né pan bagnato, cadendo nel baratro della comicità scadente e volgare senza, per l’appunto, nulla da scoprire sotto la superficie. Un film italiano di quelli che mi confermano la fatica che facciamo a proporre con continuità quella qualità che invece resta episodica.
Ancora tre film in concorso e due giorni pieni di programmazione… Stay tuned!
(PERSONALISSIMA) CLASSIFICA PARZIALE “LEONE D’ORO”:
1° Three Billboards Outside Ebbing, Missouri 9
1° The Insult 9
3° The Leisure Seeker 8/9
4° The Shape of Water 8
4° mother! 8
6° Suburbicon 8-
7° Angels Wear White 7/8
8° Downsizing 7 1/2
9° Ammore e Malavita 7+
10° Lean on Pete 7
10° Ex Libris 7
11° Foxtrot 7-
12° The Third Murder 6+
13° First Reformed 6-
13° Sweet Country 6-
15° La Villa 5/6
16° Human Flow 5 1/2
17° Una Famiglia 4 1/2
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