Giorno 7, si prosegue: oggi giornata decisamente contrastante, per molti motivi.

Il concorso comincia infatti con il film probabilmente più ostico e criticato di quest’anno: “mother!”, di Darren Aronofsky. Il film sembra avere molto da dire, riguardo ai concetti di fama e famiglia. I due grandi segmenti del film, i due climax vertiginosi e soprattutto clamorosamente immaginifici del regista de “Il Cigno Nero”, che a sua volta aveva diviso qui a Venezia, sono inaspettati e patetici nel senso greco del termine, cioè trasmettono emozione. Lo stesso fanno Javier Bardem, Ed Harris e Michelle Pfeiffer, soprattutto gli ultimi due. Ma la vera sfida è per Jennifer Lawrence, musa ed ora compagna del regista che le dedica tutto il suo incredibile esercizio di stile, con una regia tutta primi piani e dettagli che non la mollano un attimo. Se tutto questo viene colto nel senso giusto, quello dell’intrattenimento, riuscendo a capire che il messaggio può anche essere un obiettivo secondario dei registi… beh, allora questo è un GRAN film.
Uno che di recitazione se ne intende, a tutto tondo, è Jim Carrey. Non si può infatti negare il talento, comico ma non solo, del canadese ora sparito dai radar ma che comunque ha segnato la sua carriera in ben altro contesto, soprattutto anni ’90. E tra i suoi film, “Man of the Moon” è stato forse il più complesso, dovendo dipingere quella grandissima icona della comicità statunitense fuori dagli schemi Andy Kaufamn ed il suo alter ego Tony Clifton. Il racconto di come Carrey abbia vissuto per tutta la lavorazione del film nei panni dell’uno o l’altro personaggio, con stupore, meraviglia e anche diversi problemi da parte di cast, regista e della famiglia di Andy, è a tratti emozionante ma soprattutto una sviolinata, opportuna, sul talento innato di Carrey. Già il titolo del documentario, fuori concorso, è un programma: “JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND – THE STORY OF JIM CARREY & ANDY KAUFMAN WITH A VERY SPECIAL, CONTRACTUALLY OBLIGATED MENTION OF TONY CLIFTON”.
Nel pomeriggio, si passano mondi immaginari, come quello di “Les Garcones Sauvages”. Il film francese, scritto e diretto in maniera visionaria da Bertrand Mandico, è intrigante nel racconto dei ragazzi che diventano donne nell’isola magica e misteriosa. Nonostante le molte scene esplicite e spinte, la storia si sviluppa coerentemente, grazie alle buone interpretazioni di ruoli non facili. Discutibile l’uso di colori o del bianco e nero, alternati in modo indecifrabile, e le scenografie, a tratti un po’ limitate e limitanti. La Settimana della Critica, che già parte male con il corto che precede il film, “Les Fantomes de la Veille” dell’italiano Manuel Belli, voleva evidentemente qualcosa che potesse presentare criticità e una lunga decantazione prima di poterne discutere.
Animazione e Italia si ritrovano finalmente in un prodotto che non ha molto di originale nei contenuti ma molto nello stile. Centrare la trama sull’antagonista e non sul protagonista è forse la mossa più azzeccata di questo “Gatta Cenerentola”, che ha stupito tutti per la sua qualità in fatto di scrittura ma anche di immagine. L’animazione, sicuramente diversa da quella a cui siamo abituati, diventa subito gradevole alla visione e così un talentuoso cast vocale, tra i quali Alessandro Gassman, Maria Pia Calzone e Massimiliano Gallo, corre lungo la storia di una Napoli che sembra, per un attimo, poter uscire dalla propria condizione. Un finale dolce/amaro, non solo per la storia ma soprattutto per la morale, strettamente legata alla città partenopea, chiude bene uno dei migliori prodotti della competizione Orizzonti.
Pablo Escobar, che a molti dirà solo “Narcos”, qui invece ritrova le fattezze (decisamente ingrassate) di Javier Bardem, in spolvero ancor più evidente rispetto a “mother!”. Mancava effettivamente una biografia in vecchio stile, quest’anno, ed eccola qui; piuttosto banale per molti aspetti, a partire da una sceneggiatura senza colpi di scena e senza trovate particolarmente intriganti, si lascia trasportare dalla classe di Bardem anche oltre la discendente Penelope Cruz, oscurata meritatamente e che speriamo possa ritrovare quel piglio che le manca da un po’ di tempo a questa parte. In ogni caso, questo film ha un tempismo decisamente sbagliato, per quanto forse sia più storicamente accurato della serie Netflix.
Chiudiamo oggi con “The Rape of Recy Taylor”, ancora per Orizzonti. Il docufilm non ha sbocchi originali, una violenza su una ragazza di colore raccontata come un lungo servizio del telegiornale, con immagini di repertorio, interviste e poche immagini inedite. Anche il ritmo non aiuta… Conclusione di giornata abbastanza negativa.
Le presenze cominciano a calare, un po’ forse anche l’interesse, ma la corsa a i premi è ormai vicina alla conclusione…
(PERSONALISSIMA) CLASSIFICA PARZIALE “LEONE D’ORO”:
1° Three Billboards Outside Ebbing, Missouri 9
1° The Insult 9
3° The Leisure Seeker 8/9
4° The Shape of Water 8
4° mother! 8
6° Suburbicon 8-
7° Downsizing 7 1/2
8° Lean on Pete 7
8° Ex Libris 7
10° Foxtrot 7-
11° The Third Murder 6+
12° First Reformed 6-
13° La Villa 5/6
14° Human Flow 5 1/2
15° Una Famiglia 4 1/2
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