VENEZIA 74 – Day 3

La terza giornata alla Mostra del Cinema vede come assoluti protagonisti Jane Fonda e Robert Redford, Leoni d’Oro alla Carriera di quest’edizione. Ma andiamo con ordine.

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Si parte, come sempre, da un film in concorso. È il turno di “Lean on Pete”, di Andrew Haigh, già famoso per “45 Years”. La storia, stavolta, è rivolta ad un mondo più giovane, fatto di sogni infranti e ideali corrotti. Il giovane Charlie Plummer, a dispetto di un buon cast di supporto, prende tutta la scena, in un’interpretazione forte e convincente. Resta da chiarire come questo film presenti delle novità da concorso, il tutto sembra abbastanza nella norma, ma il risultato è piacevole ed il finale, pur banale, è elevato grazie all’inaspettato dialogo.

A seguire, finalmente, ecco “Our Souls at Night”. Ritesh Batra si affida a Netflix per produrre questo film che vede il ritorno insieme di questi due giganti di Hollywood. Nonostante le critiche, che alcuni giornalisti in sala hanno fatto in modo di rendere inequivocabili fischiando il logo del colosso dello streaming (decisamente fuori luogo, oltre che a mio parere non condivisibili), la storia non banale dei due attempati vedovi Fonda/Redford lascia un buon retrogusto, pur non avendo chissà quali pregi. Una sceneggiatura ben scritta, merito in parte anche del romanzo (Kent Haruf), e diretto con i guanti bianchi, lasciando ai due straordinari interpreti tutto il merito. Pare scontato, semplice, ma nei panni di quei due protagonisti avrei visto ben poche alternative, forse Meryl Streep e Robert de Niro. Forse.

È l’argentino “Invisible” ad aprire il pomeriggio, ed invisibile temo rimarrà. Il più anonimo e noioso visto finora, Pablo Giorgelli adotta uno stile estremamente lento, con inquadrature infinite, per allungare un brodino che non ha nulla in fatto di introspezione della protagonista, costruzione del suo mondo, del suo ambiente o delle persone che le stanno intorno. Così tutto non fa che essere banalizzato e la trama diventa prevedibile, il film finisce e lo spettatore non ha capito quasi nulla su cosa sia successo o perché. Un peccato, la storia poteva essere carina, le giovani madri e il dubbio sull’aborto fanno (quasi) sempre centro. E peccato soprattutto per Mora Arenillas, che prova a tenere in piedi un film che vede le crolla addosso senza possibilità di scampo. Speriamo di rivederla in futuro.

Ancora concorso, “Foxtrot”, film lontanissimo dall’essere musicale quanto vicinissimo alla schematizzazione di questa danza. L’israeliano Maoz lascia molto, forse troppo, alla fine: la costruzione è infatti abbastanza episodica, frammentata in due grandi filoni narrativi. Padre e figlio, ex militare l’uno e in servizio l’altro, oscillano tra i propri errori e quelli dell’altro, per non dire degli altri. Una grande onda, che passa dalla vita alla morte tanto in fretta quanto il mood del film. Se l’intento finale, la chiusura del passo foxtrot appunto, voleva essere ‘il ritorno al punto di partenza’, la regola base del ballo in questione, cast ma soprattutto scrittura peccano lungo la via, così che il percorso subisce quelle piccole deviazioni tanto da non permettere la perfetta quadratura del cerchio (reale o allegorica che sia).

Chiude questa terza giornata “No Date, No Signature”. Il film iraniano, originale per trama, lascia tuttavia prendere il sopravvento ai personaggi, inserendo trame, dialoghi e immagini a volte fuorvianti. La tensione del protagonista è comunque il filo conduttore, che ancora una volta fa leva sull’etica e sui principi messi in discussione; si finisce così per ribaltare anche alcuni stereotipi, con il marito che si fa urlare in faccia dalla moglie consapevole dei propri difetti e con il medico legale che finisce per non accettare la propria innocenza per la morte di un bambino.

Una giornata altalenante, in cui aumenta anche il rischio di paragoni, non sempre positivi e soprattutto spesso fuorvianti.

 

(PERSONALISSIMA) CLASSIFICA PARZIALE “LEONE D’ORO”:

1° The Insult                    9
2° The Shape of Water    8
3° Downsizing                  7 1/2
4° Lean on Pete                7
5° Foxtrot                          7-
6° First Reformed            6-
7° Human Flow                5 1/2

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