VENEZIA 74 – Day 1

Inizia la 74^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: tante attese, visti i recenti successi ed un programma di tutto rispetto.

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L’edizione 2017 si apre così con “Rosita”, capolavoro creduto perduto del maestro Ernst Lubitsch. La versione restaurata è un risultato notevole: godibile, divertente, irriverente in pieno stile del suo regista. Le didascalie, totalmente rinnovate dal MoMA (a cui va il merito del restauro dell’opera), sono evidentemente un po’ posticce, è inevitabile, ma la visione completa non ne è pregiudicata. Forse, e dico forse, andava prestata un po’ più di attenzione alle traduzioni italiane, a tratti imprecise. Il pubblico ha comunque potuto apprezzare una bellissima esecuzione dal vivo delle musiche, con l’orchestra diretta dalla magnifica Gillian Anderson, autrice anche del recupero delle stesse composizioni.
Splendida, come sempre, Mary Pickford, la vera star di questo film muto (ma che muto non è, citando l’intervento iniziale del responsabile del restauro).

La prima giornata, ed il concorso, si aprono invece con uno dei film più attesi di quest’edizione: “Downsizing”, di Alexander Payne. Il film non nasce da premesse propriamente nuove, le soluzioni per salvare il pianeta e bloccare i cambiamenti climatici sono ormai centinaia (a sentire i film, è ovvio), ma questa doveva ancora essere messa in scena. In attesa di una recensione più estesa, diciamo che non è stato completamente soddisfacente: dal regista di “Nebraska” e “Paradiso Amaro” ci si aspettava qualcosa di più. Un che di ‘già visto’, nonostante una fotografia splendida e una colonna sonora sottile ma efficace, che trascina questa intensa ma piuttosto moralistica storia di riscoperta personale di un sempre più incomprensibile Matt Damon, che non risolve la sua recitazione piatta e stereotipata, per quanto non disastrosa. Meglio di lui, come sempre d’altronde, il ‘gregario’ Christoph Waltz, che prende più volte il sopravvento nelle stime (e nell’empatia) del pubblico.

A seguire, la co-produzione italiana “Nico 1988”. La storia di Nico, ovvero di Christa Paffgen, la cantante famosa più per le sue storie sentimentali che per la sua carriera, peraltro piuttosto importante nel genere. Gli ultimi tre anni della sua vita, finita a soli 50 anni, in cui la donna si riprende la sua umanità a scapito della cantante e icona di bellezza e trasgressione, il tutto raccontato con crudo realismo ma con una discreta dose di melanconica amarezza dalla regista Susanna Nicchiarelli, al suo secondo lungometraggio.

Apre il concorso ‘Giornate degli Autori’ il thailandese “Samui Song”: il film, tra le note thriller, è molto rumoroso, nel vero senso della parola: talvolta esageratamente (e forse volutamente) i suoni danno ritmo e concretezza alla storia. Tuttavia, i cambi di tono ed alcuni spunti presi e lasciati andare lasciano l’amaro per un decollo che non avviene mai del tutto.

Segue, per lo stesso concorso, l’israeliano “Longing”. Ecco, questo finalmente mi ha strappato un sincero applauso. Non è un capolavoro, non è un film che spopolerebbe. È una commedia dai toni piuttosto dark, un film che sarebbe una bellissima commedia se non trattasse la morte dei due giovani ‘protagonisti’. E quelli veri, i genitori, sono così sinceri, così realistici nei loro sbagli e nelle loro convinzioni che il quadro intero è uno spaccato di vita assolutamente non quotidiana ma allo stesso tempo terribilmente più attuale che mai.

Secondo film in concorso è “First Reformed”, con cui Paul Schrader è chiamato a riscattare l’ultima partecipazione a Venezia (nel 2013 con il dimenticabile “The Canyons”). Eppure, questo regista ama creare scompiglio e dividere, in questo caso riuscendoci alla perfezione. L’impressione, a caldo, è che l’innegabile (e sottovalutato) talento di Ethan Hawke tenga in piedi un film complesso, che naviga ancora una volta nelle acque temibili dell’ambientalismo estremo, ma che esce in modo quantomeno memorabile grazie ad un finale da re-interpretare con più calma, sempre che il ricordo di domattina sia ancora positivo.

Chiude la giornata il fuori concorso “Zama”. Questo film della cineasta argentina Lucrecia Martel sembra una via di mezzo tra un dramma storico e un romanzo senza tempo: questo perché, come affermato dalla stessa regista, non voleva essere accuratamente storico. Per un film così, invece, l’impressione è che ci sia un po’ di confusione legata proprio alla mancanza di un preciso ‘setting’, così che gli spagnoli, gli Indios e l’Uruguay colonia spagnola diventano lo spaccato di sofferenza di un uomo legato al dovere verso la corona (di chi?) o i governatori (per l’appunto, in vece di chi?). Ben recitato ma non altrettanto ben scritto, con la ripetitività delle battute che sembra puntare più in direzione delle soap sudamericane stereotipate.

… E questo non era che l’inizio! VENEZIA 74, di corsa verso il giorno 2!

 

(PERSONALISSIMA) CLASSIFICA PARZIALE “LEONE D’ORO”:

1° Downsizing         7 1/2
2° First Reformed   6-

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