Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar, USA, 2017. Diretto da J. Rønning e E. Sandberg, scritto da J. Nathanson e T. Rossio (dai personaggi di T. Elliott, S. Bettie, J. Wolpert). Con Johnny Depp, Javier Bardem, Geoffrey Rush, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario. Musiche originali di G. Zanelli. Durata: 129′. Rated: PG-13.
Henry Turner si è imposto di liberare il padre dalla maledizione che lo lega all’Olandese Volante, Carina invece vorrebbe essere riconosciuta come astronoma ed entrambi, nei loro intenti, hanno bisogno di un pirata. Chi meglio di Jack Sparrow può aiutarli a sfuggire al più feroce cacciatore di pirati mai esistito, il fantasma di Salazar?

Il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi era condannato in partenza a portare il peso della rovinosa caduta del suo predecessore, magari dando nuova linfa all’intera saga.
Sfortunatamente, la missione non è andata a buon fine per la Disney, Bruckheimer e tutto il team creativo: alcuni aspetti del film non sono male, anzi, si avvicinano seppur con timore ai fasti della trilogia originale; nel complesso, però, manca quel giusto mix di commedia ed azione, qui presenti ma miscelati in modo approssimativo fino quasi a contendersi la scena.
Il duo di registi Rønning/Sandberg ha avuto un ruolo in fin dei conti semplice, visto che la strada tracciata dagli altri film era abbastanza chiara e ben delineata, così che la mano pesante degli effetti speciali e della post produzione in generale, fortunatamente non troppo invasiva o fastidiosa come poteva inizialmente sembrare.
D’altra parte è la sceneggiatura che lascia davvero l’amaro in bocca. I nuovi personaggi, Henry e Carina, non offrono nessuno spunto di novità rispetto a Will ed Elizabeth, con una lenta storia e prevedibile storia d’amore che si affianca a delle personalità piuttosto deboli: un’occasione mancata, visto che i due giovani (e talentuosi) attori avrebbero potuto portare davvero qualcosina in più; inoltre, i colpi di scena sono per lo più insignificanti e c’è solo una vera sorpresa per gli spettatori (due, considerando la classica scena post-titoli di coda): troppo poco per le aspettative di chiunque.
La parte peggiore credo sia proprio la scrittura del personaggi di Jack Sparrow: ridotto fino a diventare la macchietta di se stesso, sembra più un personaggio di una commedia greca con i suoi gesti troppo enfatici ed un atteggiamento da ubriacone eccessivamente ridondante, quasi da suscitare la compassione dello spettatore.
Gli attori poi non possono fare miracoli: Geoffrey Rush è l’unico che rimane fedele al proprio personaggio, egocentrico ma infondo con un cuore; il suo talento non è mai in discussione. Johnny Depp gioca a salvarsi da solo, grazie ad una capacità di far suo questo particolare personaggio in un modo unico, per cui non è possibile accusarlo della caduta del suo Jack. Scritti male, certo, ma Brenton Thwaites e Kaya Scodelario non contribuiscono granché a risollevare i rispettivi Henry e Carina: avranno sicuramente tempo per costruirsi un apprezzamento critico migliore.
Il migliore del film, invece, è indubbiamente Javier Bardem, per le sue qualità prima che per il suo personaggio che, in ogni caso, si erge come uno dei migliori cattivi della saga, appena sotto l’inarrivabile Davy Jones; Salazar è adorabile dal primo momento, incluso il flashback.
Geoff Zanelli. Cosa dovrei dire di lui? In questa saga è sempre stato importantissimo l’uso della musica, grazie agli intramontabili Badelt e Zimmer. L’allievo di quest’ultimo, Zanelli, compone ben poco di originale, il che forse è un bene, ma non lascia spazio per commenti particolarmente entusiasti sulle sue capacità.
Una delusione, purtroppo, non c’è altro da dire. Non è sicuramente il peggiore, palma che rimane saldamente appannaggio del quarto film, ma molti si aspettavano una rinascita che poteva effettivamente essere possibile. Invece, purtroppo, I Pirati dei Caraibi è finita “Ai Confini del Mondo”: oltre, il nulla.
SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar, 2017
READ THE ENGLISH REVIEW: Pirates of the Caribbean – Dead Men Tell No Tales – Review

Lascia un commento