LA BELLA E LA BESTIA (2017) – Recensione

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La Bella e la Bestia, USA, 2017. Diretto da B. Condon, scritto da S. Chbosky e E. Spiliotopoulos. Con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Josh Gad, Kevin Kline, Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson, Stanley Tucci. Musiche originali di A. Menken. Durata: 129′. Rated: PG.

Belle vive in un piccolo paesino nella Francia del ‘700 ma sogna una vita più avventurosa della sua; nel frattempo, nascosto in un castello in mezzo ai boschi, un principe viziato, trasformato in un’orrenda bestia, deve lottare contro il tempo e contro se stesso per imparare ad amare e a farsi amare a sua volta, altrimenti l’incantesimo durerà per sempre. Nessuno dei due ha idea che le loro strade stanno per incrociarsi e cambiare le loro vite per sempre…

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Trasposizioni Disney, capitolo 5.

Tocca a “La Bella e la Bestia”, uno dei film d’animazione più famosi di sempre e icona del cosiddetto ‘Rinascimento Disney’, la chance per essere riadattato in un live-action e, probabilmente grazie alla sua fama, guadagna un adattamento estremamente fedele all’originale. Nonostante questo, cercherò di non abusare nei paragoni, anche perché non è nel mio stile giudicare la riuscita di un adattamento; preferisco puntare su un giudizio più oggettivo sul film in questione: ammetto che stavolta sarà difficile.

Partiamo col dire che mi è rimasto un retrogusto amarognolo nonostante nel complesso il film mi sia piaciuto molto. Alcune scelte, infatti, sono avvero toccanti e nostalgicamente sensate, altre purtroppo sono totalmente incomprensibili.

Per prima cosa, sottolineo però la qualità dell’atmosfera creata dalla fotografia e dalle scenografie, anche se queste ultime rischiano di sforare nell’eccessivamente barocco. Lo spreco delle possibilità si materializza soprattutto nei numeri musicali, soprattutto quelli ripresi dal film originale, che sono decisamente ridondanti sia dal punto di vista di regia che di montaggio, arricchiti di inutili orpelli volti ad impressionare lì dove non ce ne sarebbe bisogno.

In generale, comunque, la sceneggiatura è uno degli aspetti più riusciti, con qualche scena inaspettata atta ad esplorare alcune pieghe nascoste della storia; peccato solo che non siano sempre approfondite con decisione.

Altro punto: la storia ha una localizzazione spazio-temporale precisa, ossia la Francia del diciottesimo secolo. Il villaggio ed il castello sono spettacolari nella costruzione complessiva, ma ci sono alcuni aspetti che entrano in netto contrasto con questa coerenza visiva. Capisco la necessità di costruire un film anche al passo con i tempi, diciamo ‘politically correct’, ma ho forti dubbi sulla presenza di persone di colore nelle posizioni di cortigiane o di sacerdoti; oltretutto, l’emancipazione di Belle è già una delle caratteristiche insite nel personaggio, senza bisogno della ridondante enfatizzazione presente in questo caso. È ancor più evidente questa stonatura soprattutto considerata la globale riuscita del personaggio, forse il migliore del film per cura dell’aspetto e delle battute. Così come è riuscitissima la coppia formata da Gaston e LeTont: nel primo caso appena troppo comico in alcuni momenti, nel secondo giustamente elevato a comprimario di livello ma a tratti troppo parodico e troppo poco pesante nell’economia della storia. Vengono sicuramente dopo i personaggi creati al computer: se il design di Lumière e Tockins è piuttosto gradevole, altri sono fastidiosamente ‘finti’, come nel caso di mrs. Bric, i cui occhi e bocca sono semplicemente appiccicati alla teiera senza troppa cura.

Parlando di personaggi, bisogna davvero riconoscere che, a parte i piccoli dettagli citati, Emma Watson-Belle, Luke Evans-Gaston e Josh Gad-LeTont sono probabilmente le migliori scelte di casting del corso ‘live action’ della Disney. D’altronde, quando si traspone, l’occhio vuole la sua parte. Soprattutto Emma è evidentemente partecipe della costruzione del suo personaggio, la cui emancipazione femminile ricalca evidentemente la carriera non cinematografica che la giovane britannica sta portando avanti.

Una nota di merito anche per Dan Stevens, l’unico personaggio digitale creato in motion-capture, senza dubbio un impresa ardua. Una prova davvero buona, accompagnata da una costruzione visiva all’altezza.

Più difficile parlare degli altri personaggi, trattandosi per lo più di puro doppiaggio. Le voci italiane sono per lo più all’altezza, caratterizzanti al punto giusto ma senza particolari velleità qualitative.
Qualcosa va invece detto su Agatha, la maga dell’incantesimo che viene ampliata ma in pasto ad un’attrice, Hattie Morahan, che non si presta in modo particolare al ruolo, e soprattutto sul Maurice di Kevin Kline: completamente avulso dal contesto, una macchietta in qualsiasi situazione anche e soprattutto a causa di una recitazione eccessiva sotto ogni punto di vista, degna di un mediocre attore teatrale.

Per quanto riguarda invece la musica, originale o tratta dal film d’animazione, non si può dire altro che superba: Alan Menken è puro genio, aggiunge tocchi da maestro ad una colonna sonora già perfetta con una coerenza straordinaria. Le nuove canzoni sono altrettanto coerenti con l’atmosfera generale e risultano quasi più piacevoli dei nuovi arrangiamenti delle canzoni pre-esistenti, a tratti un po’ troppo sfarzose un po’ come le loro trasposizioni visive.

Un appunto, leggermente ‘spoiler’ ma doveroso: perché diavolo si sono sentiti in dovere di cambiare alcuni dei più famosi testi delle canzoni? Nemmeno tutti, il che avrebbe almeno avuto una ragione di coerenza… ALCUNI! Assolutamente incomprensibile; per mia fortuna, la prima visione è stata in lingua originale…

Un po’ più lunga del normale, ma non potevo fare altrimenti: un vero e proprio tuffo in uno dei tasselli dell’infanzia di molti, con qualche buon miglioramento ma anche un leggero retrogusto amarognolo che purtroppo infastidisce la completezza di un film altrimenti meraviglioso.

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: La Bella E La Bestia, 2017

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Una risposta a “LA BELLA E LA BESTIA (2017) – Recensione”

  1. […] LEGGI LA VERSIONE IN ITALIANO: La Bella e la Bestia – Recensione […]

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