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Omicidio all’Italiana, Italia, 2017. Diretto da M. Macchia, scritto con G. Ansanelli, D. Carlani, D. Grigolo, S. Spaccavento. Con Marcello Macchia, Luigi Luciano, Sabrina Ferilli. Musiche originali di L. Tomio. Durata: 99′. Rated: ?
Siamo in Molise, nel piccolissimo paese di Acitrullo. Il sindaco, Piero Peluria, cerca di modernizzare il paese, ormai abitato solo da pochi anziani e senza prospettive di crescita, ma gli ostacoli sono tanti e le risorse ormai infime. L’occasione propizia si presenta quando la vecchia contessa, unica abitante facoltosa, muore: Piero ed il fratello decidono così di inscenare un omicidio per dare al paese attenzione mediatica grazie alla troupe di “Chi l’Acciso?”. Ma il caso è più difficile di quello che sembra…

Ne è passato dai tempi di Mai Dire, ma Maccio Capatonda (Marcello Macchia) e Herbert Ballerina (Luigi Luciano) continuano ad usare i loro pseudonimi, così come tanti altri attori del cast. E tutto sommato sembra sensato oltre che necessario, visto che lo stile è rimasto pressoché invariato e, soprattutto, ci vuole sempre qualche nome che attiri gli spettatori nelle sale.
“Omicidio all’Italiana” è uno sconsolato ritratto parodico di moltissimi aspetti dell’Italia contemporanea, almeno nel suo concept iniziale e nelle sue idee di fondo, ma allo stesso tempo si basa su una comicità di livello piuttosto mediocre, rasentando alcune volte la banalità più becera della comicità appunto ‘all’italiana’, che ne abbassa il livello fino ad arrivare alla fine con un giudizio neanche troppo contrastante verso la bocciatura.
Il film non parte con il piede sbagliato, la contestualizzazione è furba e le prime gag, per quanto quasi incredibili per l’arretratezza delle condizioni di vita nel piccolo paese, dove i cellulari non prendono e la connessione internet non regge nemmeno i 56k, divertono senza troppo sforzo. Poi però l’utopica Campobasso comincia a diventare ridondante, le caratterizzazioni dei personaggi subiscono alla lunga la monotonia dell’ora e mezza cinematografica che nei contenitori settimanali veniva furbescamente diluita e soprattutto le intuizioni geniali lasciano spazio a poche e tristi battute, senza che la trama del film, nonostante un discreto twist finale, prenda mai davvero.
Il cast sembra essere particolarmente in linea con il film di cui è parte. Oltre alla solita comparsata di discutibile rilevanza di Nino Frassica, i due protagonisti sono i mattatori dello show: Maccio e Herbert danno il meglio nei panni dei protagonisti, Piero Peluria ed il fratello Marino, e riducono macchiette per lo più ridicole tutti gli altri personaggi, compresi gli altri due piccoli ruoli interpretati da Maccio. Sabrina Ferilli esce indenne da un ruolo che forse le si confà un po’ di più di altri, perché stranamente è uno dei più ‘credibili’ e meno parodici, per quanto nome e contesto si rifacciano direttamente alla nota criminologa Roberta Bruzzone. Difficile capire in un cast come questo le presenze di Roberta Mattei, nei panni della zelosa ispettrice Pertinente, e di Gigio Morra, in quelli dell’inetto commissario Fiutozzi. Buone esperienze in campo drammatico per entrambi sembrano averli preparati ad offrire prestazioni oltre la media in qualsiasi situazione, tanto che quasi stonano da un contesto che si prende molto poco sul serio per quanto ci provi.
Poco da dire sulle musiche del film, che formano spesso un buon connubio con le scene di cui fanno parte ma che infondo, come il film, crollano sotto i colpi della continuità stilistica quasi assente.
Non stiamo parlando di un cine-panettone o di un film su questi livelli, eppure ci si aspettava davvero di più da questo secondo Maccio Capatonda in versione cinematografica. La tesi portata avanti da “Omicidio all’Italiana”, a mio modesto parere, è palese ed univoca: meglio riservarsi per prodotti decisamente più corti, i lungometraggi comici italiani ci hanno salutato da tempo e difficilmente torneranno alla qualità di un tempo.
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