THE IMPOSSIBLE (2012) – Recensione

Nulla è più potente dell’animo umano. (Nothing is more powerful than the human spirit).

The Impossible, Spain/USA, 2012. Diretto da J.A. Bayona, scritto da Sergio G. Sánchez, Maria Belón. Con Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland. Musiche originali di F. Velázquez. Durata: 114′. Rated: PG-13

“The Impossible” racconta la storia di Maria e della sua famiglia, in vacanza in Thailandia per il Natale 2004, forse il più catastrofico a memoria d’uomo. Dopo il tremendo tsunami, con grande forza di volontà e coraggio, riescono a ritrovarsi nel grande caos dei primi soccorsi.

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Non è certo questo il film in cui soffermarsi sulla trama, non c’è molto di più di così da dire (senza fare spoiler a volontà, ovviamente). La verità è che, alla fine dei conti, è il toccante racconto di due genitori coraggiosi e tenaci e dei loro altrettanto coraggiosi figli… nulla più.

Che la vera Maria si stata coinvolta nella stesura della sceneggiatura è chiaro: ogni singolo momento della storia, dal loro arrivo, una normalissima vacanza di una normalissima famiglia spagnola che vive in Giappone, alla difficilissima situazione che si trovano a dover affrontare e al loro ritrovamento, è narrato con una spontaneità evidente, senza cercare di puntare sull’emotività ma evitando allo stesso tempo di essere troppo brutale. Esattamente come è rimasto (e rimarrà) impresso nelle loro memorie.

In questo senso è difficile capire che ruolo abbiano avuto regista e sceneggiatore, entrambi giovanissimi e allevati dal mondo dei corti fino al ‘grande salto’ che risponde per entrambi al nome di “Orphanage” (inutile dire che siamo su tutt’altro genere e stile). Più che altro mi è parso, nel suo insieme, più un bel documentario più che una recita per riprodurre i fatti. Merito (o colpa, a seconda delle prospettive) di un realismo davvero estremo dell’ambientazione e della bravura di un po’ tutto il cast. Tutte queste potenzialità messe a disposizione di un regista con maggior esperienza, cosa avrebbero potuto diventare? Lascio a voi.

Prima di parlare bene del cast, in ogni caso, bisogna spendere qualche parola su un’altra questione. Quella di Naomi Watts era l’ultima delle performance premiate con la nomination a Miglior Attrice Protagonista quest’anno dagli Oscar; eppure ora ho ancora di più una sensazione di compatimento per quelle che sono state messe da parte per fare spazio alla Watts che di protagonista, a ben vedere, ha poco nulla. Anzi, a mio parere Henry/McGregor era decisamente più importante. O almeno ugualmente importante. In ogni caso, per entrambi la prestazione è di alto livello. Decisamente alto, anzi: anche perché formano una bellissima coppia (cinematograficamente parlando) e sono azzeccati per i loro ruoli. Entrambi hanno avuto giorni migliori (“The Ring” e “Trainspotting” tanto per citarne uno a testa), ma anche peggiori. Una sottolineatura è d’obbligo anche per i tre bimbi, Samuel, Oaklee ma soprattutto Tom Holland, il più grande. Ha una carriera davanti, non c’è dubbio. Alcuni passaggi di questo film sono da attore consumato, oggettivamente difficili da interpretare, e la sua spontaneità è davvero dura per un esordiente come lui.

In un film (documentario?) come questo, il settore musicale ha due alternative: compiere un vero capolavoro e diventare epica oppure semplicemente condurre in porto la storia senza strafare. Fernando Velàzquez fa esattamente così; d’altronde, anche per lui prima di questo film c’era stato solo “Orphanage” (oltre a “Devil”, assolutamente by-passabile). Un lavoro senza infamia e senza lode è una soluzione più che comprensibile.

Senza volermi ripetere ancora, più documentario che film, non un capolavoro, ma il primo lavoro che tratta una vera catastrofe senza puntare troppo sull’emotività. Bene, direi!

 

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