Nel New England, anno 1965, due ragazzini appena adolescenti, Sam e Suzy, si conoscono ad una recita della chiesa: uno sguardo, un colpo di fulmine, e i due progettano, con una fitta corrispondenza, la propria fuga d’amore. L’isola su cui entrambi si trovano, New Penzance, non è però molto grande e bisogna essere molto scaltri per sfuggire alle ricerche che l’intero gruppo di boy-scout di Sam mette in atto con la collaborazione dell’unico poliziotto dell’isola, capitano Sharp. Ma i due hanno in mente molto più di un po’ di tempo insieme e tutta l’isola si mobilita per cercarli, preoccupati soprattutto dai caratteri ribelli e decisi di entrambi i giovanissimi amanti…

L’ultimo, in ordine cronologico, dei film di Wes Anderson rispecchia le aspettative di un film decisamente particolare e innovativo, dal punto di vista innovativo quanto da quello della storyline: tuttavia, finisce quasi troppo presto ed alcuni passaggi, soprattutto verso la fine, fanno scivolare via il film un po’ troppo rapidamente.
Dal punto di vista di immagine le maggiori novità (non vere novità, a dirla tutta): in un’ora e mezza di film, non ricordo una sola inquadratura con camera a mano ne’ con gru o cose simili: riuscire a tenere lo spettatore interessato e attento, nel 2012, con semplici immagini statiche e carrellate destra/sinistra e su/giù, beh, è davvero notevole. Il significato che Wes pone dietro a queste immagini, poi, conferisce maggior forza a questa scelta: i due ragazzini sono davvero convinti e l’aggettivo “sprovveduti” calza molto meglio se attribuito a tutti gli altri personaggi. I movimenti di camera, pochi e lineari, ed anche i colori molto anni ’60 meritano un plauso particolare per il coraggio.
Ancora più coraggiosa è la scelta di farsi affiancare, nella stesura della sceneggiatura, da Roman Coppola, fratello di Sofia e figlio di Francis Ford, ma decisamente meno famoso di entrambi, anche per non aver ancora trovato una collocazione che gli vada a genio; nella scrittura di questo film, d’altronde, la scelta è vincente: interessanti soprattutto l’uso di lunghi momenti di silenzio, del pescatore/narratore che, nonostante le apparenze, non è casuale ne’ inutile, e la grande attenzione alla costruzione di tutti i personaggi.
I personaggi, appunto. Bruce Willis e Tilda Swinton, i nomi più noti di questo film, non hanno che particine: eppure, nelle loro apparizioni saltuarie, fanno trasparire una profonda convinzione e comprensione del loro alter-ego, il che non può che accentuare il senso di compiutezza del film nel suo complesso; lo stesso si può dire, anche se in misura minore, per Edward Norton, capo scout convinto ma, suo malgrado, non particolarmente abile con i ragazzini. Ma sono Kara Hayward e Jared Gilman, Suzy e Sam, i veri protagonisti del film, nella storia ma anche come attori. Grandissima intensità e emotività, anche se lei sembra molto più sicura e, in prospettiva, capace di lui, ma si completano in maniera quasi perfetta e non hanno nessun tipo di insicurezza nemmeno quando Wes chiede di essere più adulti dei loro corrispettivi filmici e di girare scene che violano, o potrebbero nella sensibilità di alcuni, il pudore dei 12 anni. Non è nulla di trascendentale, nulla di vietato ai minori, ma la scena incriminata va preparata o commentata poi, se il pubblico è adolescente.
A contornare tutto questo insieme di particolarità, una colonna sonora che definirei strana. Bella, ma strana: se pensiamo alle carrellate iniziali, che vengono accompagnate dall’audio di un vecchio 45 giri che sembra l’introduzione di un corso di musica orchestrale per bambini, già il sentimento più naturale è lo stupore. E chi poteva regalarci una così azzeccata copertura musicale se non l’astro ormai nato e cresciuto Alexandre Desplat? Un 2012 pienissimo per lui che culmina nella nomination agli Oscar per “Argo” ma solo perché è difficile ottenerne più di una, credo.
Un film che cerca di dare una voce anche ai ragazzini, ai loro sentimenti e ai loro primi amori, senza giudizi o pre-giudizi. Non adatto ai troppo giovani, un film che, spiegato nella maniera giusta, può essere buono per adolescenti ma anche per i loro genitori, primi responsabili, nel film, della vicenda.
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