GANGS OF NEW YORK (2002) – Recensione

L’America nacque per le strade. (America was born in the streets).

Gangs of New York, USA/Italy, 2002. Diretto da M. Scorsese, scritto da J. Cocks, S. Zaillian, K. Lonergan. Con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Jim Broadbent, John C. Reilly, Liam Neeson, Brendan Gleeson. Musiche originali di H. Shore. Durata: 167′. Rated: R.

New York, 1846. La città è profondamente divisa tra le classi sociali e la parte più povera, fatta di immigrati di varia origine, è ancora più frammentata in differenti fazioni, a seconda della propria origine. Irlandesi e Americani lottano per il controllo dei ‘Cinque Punti’, un incrocio importante per le varie attività commerciali, legali e illegali. Amsterdam, figlio di un prete a capo della gang dei ‘Conigli Morti’, vede il padre morire in una sanguinosa battaglia; dopo anni nel disastrato sistema di assistenza agli orfani, Amsterdam torna nella sua zona d’origine cercando vendetta contro Bill il Macellaio, capo degli Americani e in controllo di quasi tutta la città grazie a sotterfugi e ricatti. E l’unico modo di avvicinarlo sembra essere diventare il suo protetto, mentre nasce una relazione con la misteriosa Jenny…

Gangs of New York

Martin Scorsese e i suoi gangster movie: una coppia dalle mille risorse. E questo film non fa eccezione, nonostante una durata effettivamente eccessiva, l’assenza di veri colpi scena e una trama a tratti trascinata; ma un ottimo cast e qualche idea ispirata salva il film da una probabile mediocrità in cui sarebbe potuto cadere, lasciandolo comunque in sospeso tra successo e fallimento.
Sul set italiano, la New York di metà ‘800 rivive nel suo splendore e squallore. Bellissimi cambi di colore/fotografia rimbalza lo spettatore tra i diversi quartieri della città, da una gang all’altra e da una classe sociale all’altra. Il regista poi punta forte su una visione molto ampia degli scenari in cui la storia si svolge, con moltissimi campi larghi e panoramiche a contrapporsi a primi e primissimi piani che sottolineano i personaggi, iconici nelle loro caratteristiche insieme originali e stereotipate.

Riguardo ai personaggi, ho molto apprezzato la trasformazione che gli sceneggiatori hanno attribuito ad Amsterdam, più complessa del solito protagonista assetato di vendetta; forse non è il miglior Leonardo DiCaprio, anche se il film ha contribuito sicuramente a renderlo il talentuoso attore che conosciamo oggi.
Allo stesso tempo, Bill è diametralmente opposto nella sua imperturbabilità, che lo rende il miglior antagonista che potessimo sperare: sadico e oltre la soglia di redenzione. Daniel Day-Lewis è davvero encomiabile, con un ghigno ed una voce (anche in italiano) davvero ottimi.

Due parole sulla musica. Era difficile per gli sceneggiatori ed il regista tenere insieme un film tanto lungo e dove la tensione rischia costantemente di crollare: lo stesso vale per Howard Shore, che in carriera ha fatto miracoli ma che qui, oltre a qualche melodia per tenere alti gli spiriti in alcuni punti morti, davvero non poteva fare.

Il film merita una visione, a mio parere, anche se qualcuno lo potrebbe trovare noioso o, semplicemente, troppo lungo. È comunque un film prettamente ‘di genere’, dunque non adatto a chi già non apprezza le ambientazioni storiche o le storie di guerre di strada e, in ogni caso, non adatto ad una visione dei bambini, soprattutto nella violentissima parte finale che, pur nel suo eccesso, non deve trarre in inganno o peggio impedire agli spiriti impavidi di arrivare all’emozionante e inaspettata inquadratura finale.

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Gangs of New York, 2002

READ THE ENGLISH REVIEW: Gangs of New York – Review

Lascia un commento