LO HOBBIT – UN VIAGGIO INASPETTATO (2012) – Recensione

Dai più insignificanti inizi nascono le più grandi leggende. (From the smallest beginnings come the greatest legends).

Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato, USA/New Zealand, 2012. Diretto da P. Jackson, scritto con F. Walsh, P. Boyens e G. del Toro (dal romanzo di J.R.R. Tolkien). Con Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Elijah Wood, Hugo Weaving, Cate Blanchette, Andy Serkis. Musiche originali di H. Shore. Durata: 169′. Rated: PG-13.

66 anni prima di Frodo e della sua avventura, Terra di Mezzo. Lo hobbit Bilbo Baggins è il più normale del suo villaggio, trascorre una vita tranquilla mangiando, dormendo e fumando la sua pipa. Quando il vecchio mago Gandalf si presenta a casa sua proponendogli di partire per un’avventura, Bilbo non ha idea che la sera stessa, dopo il suo rifiuto, il mago gli porta in casa una compagnia di 12 nani esuli dal vecchio regno della Montagna Solitaria, conquistata dal drago Smaug tre generazioni prima. Nonostante la perplessità di tutti, soprattutto del leader dei nani Thorin Scudodiquercia, Bilbo finisce per aggregarsi a questa strana combriccola alla riconquista della vecchia patria. Ma i pericoli sono immensi: gli orchi, capitanati dal vecchio nemico dei nani Azog, sono più determinati che mai a distruggerli; in più, una oscura forza sta scendendo sulla Terra di Mezzo e gli elfi, unico popolo che potrebbe aiutarli, non sono ancora stati perdonati per il loro mancato aiuto nel momento della sconfitta alla Montagna Solitaria. Il viaggio del gruppo, dopo diverse peripezie, sembra finire con un burrone alle spalle con gli orchi a chiudergli ogni possibilità di fuga: il coraggio impensato di Bilbo ed un asso nella manica di Gandalf permetteranno ai nani di proseguire il proprio viaggio, nonostante i pericoli non siano mai finiti. Senza contare l’oscura presenza dello hobbit Smeagol e del suo alter-ego malvagio Gollum, a cui Bilbo ha rubato l’Anello…

The Hobbit - An Unexpected Journey

E così, a quasi 10 anni di distanza dalla conclusione della Trilogia più famosa (e vincente) del cinema moderno, eccoci a commentare questo primo capitolo della nuova trilogia, prequel della prima, intitolata “Lo Hobbit” e con protagonista lo zio di Frodo, Bilbo Baggins. Proverò a non fare di questa recensione un unico ed incessante elogio alle capacità infinite di Peter Jackson, indiscutibili, captando pregi e difetti dell’ennesimo capolavoro del cinema fantasy del nuovo millennio.

L’inizio del film, perfetto per i nostalgici della Compagnia, permette alla sceneggiatura un collegamento facile con la sua derivazione principale e, pur essendo un prequel, necessita in ogni caso di un lungo, lunghissimo preambolo sulla disfatta dei Nani e sul perché della missione che catalizza la trama. Questa narrazione iniziale è gradevole, senza dubbio: purtroppo, nonostante i dialoghi incalzanti e la canzone dei nani (da brividi, approfondirò dopo), c’è un uso che sconfina nell’abuso di panoramiche, dal basso e dall’alto, che nella prima ora di film non fanno che esaltare un 3D praticamente perfetto (e sopportabile anche per 2 ore e 50 minuti di film) e invogliare gli spettatori a prenotare il primo volo per la Nuova Zelanda disponibile. Altro non c’è e, a dirla tutta, non si può in quel momento evitare di catalogare il film come “lento”, il che, soprattutto all’inizio, è un difetto più che un pregio. Il film ha una svolta importante dopo la visita del gruppo a Gran Burrone: da allora, il ritmo crescente e la tensione sempre più alta giocano a favore anche dello spettatore più critico che non può che vincere la noia e farsi trascinare dalle mirabolanti (e ai limiti del miracoloso) fughe dei nani. Si vede, in maniera decisa, l’ingresso di Guillermo del Toro nella scrittura del film: le due sceneggiatrici della trilogia originale Fran Walsh e Philippa Boyens, insieme a Peter Jackson, avevano già fatto cose pregevoli; insieme al messicano moltiplicano le scene inquietanti che, in un film così, sono manna. Qui però devo fare un appunto. Il film, come tutti ormai sanno, è stato girato non solo in 3D, ma anche con una tecnica che prevede la visione di 48 fps (fotogrammi per secondo, contro gli attuali 24); a parte il fatto che in Italia ci sono si e no una quindicina di sale predisposte ad una tale tecnologia, anche in una visione “normale” per velocità ma pur sempre con gli ‘occhialini magici’ le primissime panoramiche e i combattimenti, ovviamente numerosi, sono a tratti indecifrabili dall’occhio umano, che ha bisogno di una lenta abitudine e priva lo spettatore dei movimenti dettagliati di spade, mazze e quant’altro.

Proseguendo con l’analisi, non si può che elogiare una fotografia davvero magica e un gioco di luci ed ombre che si alternano in un’altalena di atmosfere quasi perfetta. Aiutano una costruzione delle creature della Terra di Mezzo che è notevolmente migliorata (i cultori della saga diranno ‘diversa’, questione di punti di vista) ed un cast di ottimo livello.

A proposito: se Ian McKellen non prende l’Oscar stavolta, davvero non so che altro può fare. Una nomination da non protagonista ne “La Compagnia dell’Anello” (e una seconda da protagonista per “Demoni e Dei”) non è abbastanza per un attore che è stato indubbiamente sottovalutato e che ora, alla veneranda età di 73 anni, meriterebbe di più. Menzione speciale a Gigi Proietti, che non fa rimpiangere l’originale doppiatore di Gandalf. Perfetto. Altri? Martin Freeman, alias Bilbo, interpreta uno hobbit più piacevole e simpatico di quanto non faccia Frodo; espressioni a volte esasperate ed un senso di smarrimento costante danno al suo personaggio una grande forza ed una notevole naturalezza. Richard Armitage/Thorin, invece, è quello antipatico; e lo fa benissimo. Barba e altezza ridotta in post-produzione fanno la loro parte, ma questo ‘ragazzino’ di 41 anni interpreta un personaggio dall’interiorità dilaniata dalla vendetta ma che cela una saggezza inaspettata. Intenso. Menzioni per Cristopher Lee/Saruman (se 5 minuti possono bastare per capire la naturale antipatia di un personaggio, questo è il caso), Cate Blanchett e Elijah Wood (poco più che camei per Galadriel e Frodo, perfetti per i nostalgici) e Hugo Weaving (quanto mi piace il personaggio di Elrond non posso davvero dire). Ma non mi sono dimenticato di lui. Il Mostro del cinema per eccellenza e nel vero senso della parola. Andy Serkis. Se uno come Peter Jackson gli lascia addirittura la direzione della seconda unità, avrà pure qualche merito. E allora le scene di Gollum/Smeagol, stupendamente inquietanti, sono epiche per atmosfere e recitazione. E se il corpo è fatto al computer, occhi ed espressione del mezzo hobbit sono il puro lavoro di Serkis, i cui meriti non finirò mai di elogiare. Pura maestria recitativa.

Mi sto dilungando, chiudo. Il grandissimo Howard Shore costruisce, ancora una volta, una colonna sonora che è molto più di una colonna sonora: il mondo musicale di Arda (l’universo creato da Tolkien, ndr) è ciò che, insieme alle immagini, crea la magia dell’interno immaginario. E la canzone dei nani, come già scritto prima, è da brividi per suoni e parole, in inglese più che in italiano (ma per una volta grandi meriti anche ai traduttori, bella anche nella nostra cara lingua).

Godibile anche se inizialmente lento, questo film va gustato, guardato e riguardato. Merita visto in 3D la prima volta, per alcuni dettagli aspetto con ansia di aggiungerlo alla mia collezione in DVD. nel frattempo, aspettando la scorpacciata di nomination (visti i concorrenti, spero non di premi), non può che rientrare nei film più belli dell’anno.

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato, 2012

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