LES MISÉRABLES (2012) – Recensione

Fight. Dream. Hope. Love. (Combatti. Sogna. Spera. Ama).

Les Misérables, USA/UK, 2012. Diretto da T. Hooper, scritto da W. Nicholson, H. Kretzmer, A. Boublil, C.M. Schönberg (dal musical di A. Boublil, C.M. Schönberg e dal romanzo di V. Hugo). Con Hugh Jackman, Anne Hathaway, Russell Crowe, Amanda Seyfried, Sacha Baron Cohen, Helena Bonham Carter, Eddie Redmayne. Durata: 158′. Rated: PG-13.

Nella Francia post-rivoluzionaria un uomo, Jean Valjean, è stato condannato a 20 anni di lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane. Al momento di fine condanna gli viene consegnato un foglio in cui è riportato cosa dovrà fare per rispettare la libertà vigilata; nonostante questo, egli decide di scappare e costruirsi una nuova identità e una nuova vita. Qualche anno dopo, diventato sindaco di un piccola paesino, si vede comparire davanti l’ispettore Javert, anni addietro suo aguzzino, nominato a lavorare proprio lì; nel frattempo gli giunge notizia che un uomo è stato arrestato e sarà condannato perché ritenuto essere proprio il fuggitivo Jean Valjean, così l’uomo decide di rivelarsi. Il conflitto interiore con la promessa fatta a Fantine, una povera ragazza madre appena licenziata dalla sua fabbrica, di badare alla figlia, si risolve con un’altra fuga sotto il naso di Javert. Anni dopo, a Parigi, i due si ritroveranno per il definitivo faccia a faccia, proprio quando Cosette, l’ormai cresciuta figlia di Fantine, sta sperimentando i primi amori per Marius, uno dei leader del movimento rivoluzionario che sta per erigere barricate per le strade della città.

Les Miserables (2012)

La magia di un musical che per 25 anni ha emozionato il pubblico di tutto il mondo arriva sul grande schermo e, come succede spesso, il successo è assicurato. In questo caso, però, il risultato in termini di resa è davvero eccezionale.

Diretto da un magnifico Tom Hooper, che negli ultimi anni si dimostra in ‘forma’ smagliante, il film dura sì due ore e mezza, ma la noia è uno dei pochi sentimenti che è impossibile provare, anche grazie alla geniale idea di far cantare gli attori direttamente sul set e quindi registrare la loro voce live, così da mettere in risalto emozioni e scelte recitative che, solitamente, il cast è costretto a fare in fase di registrazione ben prima della vera e propria recitazione. Ancora maggiore è dunque il merito di Tom Hooper, il primo a provare questa tecnica, vista la meravigliosa riuscita. In più, la fotografia di grandi scenari che, alternativamente, circondano i protagonisti non può che dare ulteriore spessore ad una pellicola che deve entrare di diritto nei film più belli degli ultimi anni. Un piccolo appunto: qualcuno potrebbe rimanere allibito nel vedere la scena della barricata ma in effetti la ricostruzione avviene sfruttando il set di Diagon Alley e precisamente la facciata della Gringott, che per gli amanti di Harry Potter è impossibile da non riconoscere. Un attimo di sorpresa, poi l’occhio si abitua e la ‘magia’ della Parigi del XIX secolo torna protagonista.

Il merito maggiore, si diceva, è da attribuire alla recitazione/canto live degli attori. Partendo dal basso, la giovane coppia di amanti Eddie Redmayne (Marius) e Amanda Seyfried (Cosette) fa la sua figura, ma se di lei si ammira il talento canoro molto più di quello recitativo, per lui è vero il contrario, anche se non è certo male nemmeno lui. Crescendo in valutazioni, Hugh Jackman/Valjean conferma il suo talento degno di musical anche se, per chi aveva visto una versione teatrale, la sua “Bring Him Home” non è certo la migliore in circolazione. In ogni caso, ampiamente promosso. Meglio ancora ne esce Russell Crowe, che allibisce me (come tanti suoi fan, credo) con questa sua ablità da cantante che mai avevo sentito prima. Un personaggio cattivo, il suo Javert, ma soprattutto fragile, in cui si cala in maniera totale. Bravissimo. La più brava comunque, e credo che l’Oscar per lei sia davvero una corsa in solitaria, è Anne Hathaway. La cui professionalità (la rinuncia ai suoi bellissimi capelli, la dieta forzata ecc) viene ripagata con la sua più grande interpretazione della carriera. La mole di emozioni che trasmette al pubblico, nonostante il poco spazio che ha la sua Fantine, è impressionante. Due parole ancora, visto il lunghissimo elenco di celebrity di cui si può vantare il film: Sasha Baron Cohen e Helena Bonham Carter fanno un’opera di supporto davvero divertente e precisa, come al solito, con una dedizione al trasformismo degna delle loro carriere. Una bella nota di merito la merita (scusate il gioco di parole) anche Samantha Barks, unica superstite delle turnée teatrali del musical; grande esperienza nonostante la giovane età, re-interpreta Eponine con una libertà non concessa in teatro e ripaga la fiducia posta in lei con una prima uscita sul grande schermo da voti alti.

Bisognerebbe scrivere un poema sulla musica, giustamente, ma mi limito a dire due parole: toccante e epica, con un equilibrio e un’armonia, anche grazie ad una serie di collegamenti tra le canzoni, piacevolissima. Claude Michel Schönberg decide poi, di comune accordo con Hooper, di aggiungere un passaggio assente nella versione originale, ossia una toccante dichiarazione d’amore di Valjean a Cosette. Nasce così “Suddenly”, canzone davvero delicata ed emozionante anche se, a mio parere, perde quel senso di unità che hanno tutte le altre canzoni. Vedremo cosa ne penseranno i membri dell’Academy, vista la nomination a Miglior Canzone Originale.

Per chi non l’ha ancora visto, dunque, il consiglio è assolutamente quello di trovare il tempo per gustarselo, anche se al cinema ha avuto una resa emotiva sicuramente maggiore. Sono sicuro che chiunque dovrebbe adorare qualcosa, che sia la musica, la storia o i personaggi. Io adoro tutto: e, a dirla tutta, questa è l’aspettativa più probabile.

 

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