Same planet. Different world. (Stesso pianeta. Mondo diverso).
Viaggio al Centro della Terra, USA, 2008. Diretto da E. Brevig, scritto da M.D. Weiss, J. Flackett, M. Levin (dal romanzo di J. Verne). Con Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem. Musiche originali di A. Lockington. Durata: 93′. Rated: PG.
Lo scienziato Trevor Anderson, vulcanologo, è in piena lotta per evitare il licenziamento. Quando la cognata gli chiede di ospitare il figlio tredicenne Sean durante i preparativi per il trasferimento in Canada, Trevor riceve una scatola con oggetti e scritti appartenuti a suo fratello Max, scomparso diversi anni prima durante una spedizione di ricerca in Islanda. Nella scatola, Trevor trova una copia del libro di Jules Verne, “Viaggio al centro della Terra”, pieno di note a margine appuntate a matita. Sean vede uno strano puntino lampeggiare sul computer dello zio, indice di una strana attività vulcanica proprio in Islanda, e così partono entrambi alla ricerca di possibili indizi sulla misteriosa scomparsa di Max. Guidati da Hannah, esperta guida figlia di un ex collega proprio di Max, rimangono però intrappolati in una vecchia miniera a causa di una frana e l’unica via possibile è verso l’interno: lì troveranno che le fantasia dei loro parenti potrebbero non essere impossibili come sembrano.

Il filone degli adattamenti letterari in film ambientati ai giorni nostri continua, nonostante le opinioni certamente non entusiastiche dei lettori. Tenuto conto che poi ogni film va giudicato per quello che è, questo primo film di un nuovo filone ha fatto molto (o quasi totalmente) affidamento sulla versione in 3D, che nel 2008 era sicuramente una ‘quasi-novità’ ma che, allo stesso tempo, rischiava di minare la credibilità del film a priori (questo tipo di film ha falle spesso comuni). Tra l’altro, il regista Eric Brevig, ha lavorato in questa posizione solo per un episodio della serie televisiva “Xena”, ma questo potrebbe essere frainteso: si occupato per anni di effetti speciali, con due nomination all’Oscar di categoria e con la vittoria di uno Special Achievement Academy Award per il suo team di lavoro per “Total Recall”. La scelta dunque di assegnargli la regia di un film spettacolare come questo, alla fine, ha pagato. Il lato negativo è che, forse, alcuni aspetti della sceneggiatura, per quanto non fondamentali, sono lasciati indietro, rischiando di minare la credibilità del prodotto che, nel suo genere, ha secondo me un certo valore.
Il lavoro di regia è appunto ben concepito, pur con un leggero abuso di primo e primissimo piano; la scelta dell’alternanza continua è giusta per bilanciamento e ed è intelligente la scelta di alcuni dettagli per la caratterizzazione dei personaggi. Nello script, l’errore è probabilmente relativo al comportamento di Sean, che da teenager problematico cambia atteggiamento verso lo zio in un baleno; e a chi potrebbe giustificare questo cambiamento con il riaffiorare dei sentimenti per il padre, beh, sembrava invece abbastanza chiaro, nelle prime battute, che fosse rassegnato a non conoscere la verità sulla sua scomparsa. Altra (piccola) cosa: Forse ci voleva un po’ più di sudore, vista la temperatura raggiunta al ‘centro della terra’? (piccolo spoiler, ma infondo il tema del film è quello…).
Ora, il cast. Brendan Fraser (Trevor) è famoso per la scarsità di ruoli, diciamo, ‘seri’, appiccicato al suo Richard O’Connell nella trilogia de “La Mummia” e ad altre produzioni con un puro intento d’intrattenimento. Una buona parola per questo film la merita, non gli cambierà certo la carriera, ma in questo tipo di film sicuramente si può fare affidamento su di lui. probabilmente, Brendan è un attore che recita più per il gusto di recitare che non per farsi ricoprire di miliardi di dollari dalle mega-produzioni. Diverso, ma solo per l’età, il giudizio su Anita Briem (Hannah); a parte il dettaglio interessante della sua nazionalità, islandese per davvero, recita in maniera molto simile a quella di Fraser, così che il livello generale del film può contare anche su una certa omogeneità recitativa. Dopo l’apparizione nella serie TV “I Tudors”, forse la riterrei più adatta a quel tipo di recitazione, dove la qualità è importante ma la quantità lo è di più. Infine, la presenza di Josh Hutcherson, visti i risultati già raggiunti da questo giovane attore, è il vero asso nella manica. Una carriera iniziata in giovanissima età, la sua, e che non deve essere minata dall’enorme successo della saga di “Hunger Games”, che anzi speriamo possa essere solo una buona rampa di lancio. In questo film, dimostra una maturità non comune per la sua età e le scene in solitaria confermano le sue qualità in ascesa.
Il quasi sconosciuto Andrew Lockington firma le musiche di questo epico viaggio. Questo giovane compositore Canadese ha già un curriculum di un certo livello: il lavoro qui è preciso in quasi ogni momento, anche se qualche picco emozionale sembra quasi esasperato dalla sua musica. Positivo, comunque, anche perché in linea con l’intero film.
Un buon film, dunque. Anche se i fan di Verne scrittore non saranno d’accordo, questo genere di film va preso abbastanza per quello che é, senza un paragone letterario che, in fin dei conti, li affosserebbe del tutto.
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