Experience never gets old. (L’esperienza non invecchia mai).
Lo Stagista Inaspettato, 2015, USA, 2015. Scritto e diretto da N. Meyers. Con Robert de Niro, Anne Hathaway. Musiche originali di T. Shapiro. Durata: 121′. Rated: PG-13.
Jules ha da poco aperto una start-up che si occupa di vendita online di capi d’abbigliamento. Visto il successo insperato, servono sempre nuovi dipendenti e così nasce l’idea di prendere degli stagisti, anche con il nuovo programma per stagisti-pensionati. Jules stessa non è convinta ma mai si sarebbe aspettata di ritrovarsi Ben, un arzillo 70enne con tanta voglia di fare e di mettersi in gioco. Così, seppur diffidente, la giovane CEO accetta di farsi aiutare da Ben, senza sapere quanto questo aiuto potrebbe essere determinante in più aspetti della sua vita lavorativa ma anche familiare.

Nancy Meyers è ormai una garanzia, credo possiamo essere tutti d’accordo. Commediografa nata, ma sempre con un fondo di sottile, drammatica verità: non per forza triste, ma… vera, condivisibile ed soprattutto empatica.
Quando si parla di commedia, poi, è sempre complicato trovare l’idea giusta per essere leggeri, originali e, come sempre più spesso si tenta, al passo con i tempi. Qui la Meyers non solo trova un fenomeno che, partito come nicchia di mercato, rischia di diventare globalmente comune grazie all’elevazione inarrestabile dell’età media, ma lo sfrutta in modo intelligente, facendo in modo che l’esperienza e la senilità del protagonista maschile aiutino, sì, la giovane protagonista femminile senza tuttavia focalizzare su questa univocità di relazione il film, che anzi trova nello scambio tra i due personaggi (e non solo) il proprio compimento definitivo. Ottime e mai eccessive le gag ‘giovanili’ tra De Niro e i ‘gregari’, buono l’equilibrio tra lavoro e provato di Jules, finale chiuso ma aperto allo stesso tempo. Un ottimo lavoro.
Se a questo grande successo produttivo aggiungiamo due personaggi come De Niro e la Hathaway, poi, non poteva andare in modo diverso. Da una parte, credo che l’ormai veterana 33enne di Brooklyn abbia trovato una sua (magari temporanea) dimensione, dopo seppur ottimi ruoli drammatici, in questo stile di commedia, in un certo senso impegnata. Questo suo ruolo di CEO ha ricordato molto le atmosfere de “Il Diavolo Veste Prada”, con forse minor potenza nel personaggio ma con la stessa fragilità interiore da tenere a bada. De Niro, poi: conferma un ecletticissimo da favola, a 75 anni suonati e ancora si mette in gioco, un po’ come il suo personaggio, e tira fuori dal cilindro una specie rara, un nonno/genitore adottivo che tutti vorremmo avere.
Theodore Shapiro dev’essere abbonato alla commedia: grandi titoli e film dal dubbio valore, tra “Dodgeball – Palle al Balzo” e lo stesso “Il Diavolo Veste Prada”, fino ai recentissimi “I Sogni Segreti di Walter Mitty” e “Spy”. Passa sottotono, come negli altri suoi film, forse perché la musica inquesto genere ha un compito meno gravoso, ma a volte si sente quando il compositore parte per la tangente. E questo non è il caso.
Un film sicuramente di alto livello, con un’aspettativa che probabilmente non è all’altezza del risultato finale. Passato un po’ in sordina, poteva (e potrebbe ancora, chissà) entrare nel panorama delle commedie da vedere e rivedere, come poche, a dirla tutta, sanno fare.
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