In the shadow of war, one man showed the world what we stand for. (Nel pericolo della guerra, un uomo mostrò al mondo per cosa combattiamo).
Il Ponte delle Spie, USA/Germany/India, 2015. Diretto da S. Spielberg, scritto da M. Charman, J. Coen e E. Coen. Con Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch. Musiche originali di T. Newman. Durata: 141′. Rated: PG-13
James (Jim) B. Donovan è un avvocato di Brooklyn, specializzato in cause assicurative. Quando il proprio capo gli chiede di difendere in tribunale una spia russa, un caso già perso ma importante per la credibilità del sistema giudiziario americano, pur riluttante accetta. Preso a cuore il vecchio Rudolf Abel, non solo gli evita la sedia elettrica, riesce a convincere il giudice che proprio Abel potrebbe essere un’importante pedina di scambio internazionale. Quando poco dopo un giovane pilota americano, Francis Gary Powers, viene imprigionato dai russi, l’occasione è ghiotta ed il governo, per non scoprirsi, manda proprio Jim a negoziare con i russi. L’etica dell’avvocato però lo porterà a volere il rilascio anche del giovane studente americano Frederic Pryor, rischiando così di mandare a monte l’intero dialogo.

Quanto è ‘migliorato’ Steven Spielberg. Certo, non è mai stato uno sprovveduto, anzi, è sempre stato un maestro, ma la non certo più giovane età sta portando tasselli preziosissimi al mosaico di storie che questo grandissimo maestro ci ha raccontato negli anni. E con Tom Hanks sembra sempre avere un feeling particolare.
Chiariamo, “Il Ponte delle Spie” non è un capolavoro. O meglio, lo è a tratti, ma non vale altri film più audaci usciti in tempi recenti. Eppure, con la solita (lunga) narrazione lineare, Spielberg continua ad appassionare e a toccare i sentimenti degli spettatori, giocando a dire il vero con elementi, per così dire, di facile previsione. Pur scritto dai fratelli Coen (insieme al giovanissimo Matt Charman), il film infatti risulta per molti aspetti banale: ciò che deve succedere puntualmente accade, la suspence gioca il suo ruolo senza mai invertire la rotta della storia ed i personaggi, buoni o cattivi, mantengono dal primo all’ultimo istante la loro appartenenza, compreso il pur ottimo personaggio di Abel che, nei primi minuti, prova a destabilizzare lievemente l’equilibrio del racconto.
Le atmosfere, d’altra parte, non fanno che incupire una storia già ‘thriller’ di suo e collaborano alla presa emotiva degli spettatori, che grazie alla maestria dimostrata ancora una volta da Spielberg non si annoiano (quasi) mai, anche se, come detto, la storia risulti troppo lineare e scontata. Nessuno dia però la colpa al fatto che questa è una storia vera: in altre situazioni, fatti reali sono stati raccontati con in modo più articolato.
Il cast non fa eccezione da questo punto di vista: l’unica nota davvero positiva, per chiamarla così, è Mark Rylance: una vita in teatro, qualche apparizione televisiva e cinematografica, ma una sicurezza da veterano in qualsiasi ambiente; il suo Abel è piuttosto apatico, disinteressato, quasi troppo, e il continuo non volersi preoccupare sembra a tratti eccessivamente costruito, ma la sua è la sola interpretazione degna di nota. Tom Hanks non fa che confermarci che i ruoli drammatici e coinvolgenti sono il suo pane quotidiano, tanto che, purtroppo (?), non ci sa più sorprendere come un tempo: il padre di famiglia Jim è un personaggio ‘facile’ da far compatire ed amare dal pubblico, anche se c’era la possibilità di renderlo una caricatura di sé stesso. E questo pericolo, almeno, l’ha evitato con classe. Poco più che comparse per tanti altri, da Amy Ryan a Sebastian Koch, televisivamente conosciuto per il suo ruolo in “Homeland” e che evidentemente torna comodo quando si tratta di tedeschi che sappiano parlare americano con l’accento nativo.
Per Thomas Newman, l’ennesimo buon lavoro, anche se, per lui come per gli altri, il lavoro è più semplice grazie alla storia che da sola dà l’impatto emotivo sufficiente al coinvolgimento del pubblico.
Ho detto tutto: sembrerebbe un giudizio negativo, forse lo è, almeno in parte: ma quando ci sono professionisti che, come loro, mettono insieme un film senza apparente sforzo e ne esce un successo del genere, beh, allora… chapeau!
SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Il Ponte delle Spie, 2015

Lascia un commento