Every legend has a new beginning. (Ogni leggenda ha un nuovo inizio).
I Tre Moschettieri, Germania/Francia/ UK, 2011. Diretto da P.W.S. Anderson, scritto da A. Litvak e A. Davies (dal romanzo di A. Dumas). Con Logan Lerman, Matthew Macfadyen, Milla Jovovich, Luke Evans, Ray Stevenson, Christoph Waltz, Orlando Bloom, Juno Temple, Freddie Fox, James Corden, Gabriella Wilde. Musiche originali di P. Haslinger. Durata: 110′. Rated: PG-13.
Chi con conosce Athos, Porthos e Aramìs, i più famosi moschettieri del mondo? E il loro giovane compagno D’Artagnan? Ebbene, questo film recupera gli inizi delle loro avventure, una conoscenza rocambolesca e i consueti complotti da sventare per impedire al malvagio cardinale Richelieu di impadronirsi del trono francese…

Quando essere spettacolare non è un pregio. No, davvero. E Anderson, Paul, che mi combini?
Il regista conosciuto dal grande pubblico come regista della saga di “Resident Evil”, uno sceneggiatore con il solo “Predators” alle spalle e uno che scrive episodi per serie TV a raffica… Cosa ne può venire fuori, se non il riadattamento più incomprensibile di sempre? Si può anche capire la spettacolarizzazione di uno romanzo come “I Tre Moschettieri”, anzi, ci sta a pennello, ma quando già dalla prima scena sembra un orribile calderone con uno stile da “Assassin’s Creed”, un piglio da “Kill Bill” ed un ritmo ed un azione degni del miglior “Matrix”, allora c’è qualcosa che non quadra.
Proprio dal famoso videogioco, Ecco spuntare un’allucinante (letteralmente) invenzione di Leonardo da Vinci, che fa spuntare nel 1600 un dirigibile da guerra.
Ora, a parte le digitalizzazioni a tratti davvero pessime ed una scenografia più banale rispetto al livello che il film va inseguendo, troviamo un’accozzaglia di personaggi caratterizzati in modo approssimativo e banale, ed è la vera rovina del film. I tre moschettieri non sono approfonditi e anzi vengono abbandonati nelle loro classiche ‘maschere’: quello scontroso e dispotico per colpa di una donna (sempre quella, Milady), quello dalla sola forza bruta e quello che era sacerdote ma si converte per il bene della Francia. Poi, ovviamente c’è il ragazzetto campagnolo e irruente, il cardinale complottista, una coppia di reali praticamente indegna e ininfluente e l’astuta voltagabbana. E i moschettieri, con astuzia, sventano il piano con l’unico espediente forse originale, quello dell’aiuto del loro aiutante/sguattero (che non si sa bene da dove salti fuori): ma anche questo aspetto viene buttato lì, senza un minimo di indagine specifica sul personaggio o sull’azione.
La lezione è imparata: buttato alle ortiche un cast degno di un kolossal Hollywoodiano, che, da parte sua, non avrebbe nemmeno meritato cotanto fallimento. Cominciamo dalle ‘comparse’: Juno Temple, regina con un minimo di carattere, ma proprio un minimo, e Freddie Fox, re totalmente inetto e immaturo, danno un tocco personale ai loro personaggi, senza strafare ma con attenzione alle espressioni (svanite) e agli atteggiamenti (per lo più avventati); molto interessante la prova di James Corden, che si conferma ottimo gregario nei panni dell’impacciato Planchet, e Gabriella Wilde, classica d.i.d. (damigella in difficoltà, cit.) ma con qualcosa in più; Milla Jovovich/Milady è forse la peggiore, con una predisposizione nata e non abbandonata sul set di “Resident Evil”. Già, film a caso. Che dire poi dei pilastri, Orlando Bloom (Buckingham), Christoph Waltz (Richelieu)? Una recitazione a tratti svogliata, ma con la classe, soprattutto Waltz, che non può passare inosservata. E pensare che sembravano essere fisicamente perfetti per quei ruoli. Per finire, i moschettieri. Il migliore è sicuramente Ray Stevenson, che con Porthos può dare vita al classico bruto dal cuore gentile (?); Luke Evans e Matthew Macfadyen sono un po’ più in difficoltà, mentre cercano visibilmente di salvare dalla rovina i loro iconici personaggi; e Logan Lerman… lui ha un grande futuro, l’ha dimostrato, e qualche passo falso ci sta, soprattutto se dipende poco da lui e tanto dal film: una scelta sbagliata, lo si vede spesso, capita anche ai migliori.
E la colonna sonora di Paul Haslinger, in tutto ciò, dove si colloca? In basso, parecchio. In molti tratti ricorda troppo da vicino il lavoro dell’iconico Hans Zimmer per lo “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie… che, d’altronde, dev’essere stata l’ennesima ‘fonte di ispirazione’ usata malissimo da Anderson.
Non che si si aspettasse molto, basta il trailer probabilmente per scoraggiare una buona fetta di potenziali spettatori, ma non è questo il modo di trattare un romanzo epico come “I Tre Moschettieri”. Proprio no.
SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: I Tre Moschettieri, 2011

Lascia un commento