PARADISO AMARO (2011) – Recensione

Paradiso Amaro, USA, 2011. Diretto da A. Payne, scritto con N. Faxon, J. Rash. Con George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller. Musiche originali di E. Kulikov. Durata: 115′. Rated: R.

Hawaii, giorni nostri. Matt King non è mai stato un padre molto presente. La sua professione di avvocato lo prende non poco, ma nonostante tutto ha un innata propensione per il senso di appartenenza, in quanto discendente diretto di uno degli ultimi sovrani dell’arcipelago. Da questa famiglia, lui e i suoi numerosi cugini hanno ereditato un grande territorio su una delle isole, che però ora una legge li costringe a dover vendere; contro il volere di tutti i connazionali, le soluzioni di vendita sono tutti relative a resort e villaggi vacanze. Quando un grave incidente induce ad un coma irreversibile la moglie, Matt viene catapultato di nuovo all’importante ruolo di padre e soprattutto marito, ruolo che era anch’esso in crisi. E dovrà essere forte e superare tutto questo, senza crolli nervosi, anche e soprattutto per due figlie già discretamente problematiche.

The Descendants

Un discreto “Michael Clayton”, un intenso “Up In the Air”, un buon “Good Night and Good Luck”; ma questo Clooney batte tutti e, senza la prova magistrale di Dujardin nel muto “The Artist”, avrebbe sicuramente meritato l’Oscar 2011. Vivo, vero, emozionante: in un ruolo che Payne pensa proprio per lui, il comasco acquisito sa di essere ad una svolta della sua carriera, dopo una serie di ruoli di poco spessore (e a volte anche fallimentari), sembra che il capello bianco abbia finalmente portato la maturità necessaria a stupire anche l’Academy, a cui di certo uno come lui deve puntare per raggiungere l’apice di una carriera in via di consacrazione.

Un grazie, però, va soprattutto ad Alexander Payne. Una regia mai invasiva racconta una storia difficile, che mette dentro tutte le problematiche che può avere un uomo di mezza età. Sceneggiatura e regia, cosa piuttosto frequente nei film a medio/basso budget semi-indipendenti a Hollywood, sono state curate e create dalla stessa persona, il che aiuta in modo emblematico un film che non annoia nemmeno per mezzo minuto e che, tra ironia e dramma, veicola un importante messaggio su quanto sia importante non trascurare aspetti della vita di cui ci si può pentire quando non si può più rimediare.

Per fortuna dello spettatore, il dramma che aleggia per tutta la pellicola non si compie totalmente, cosicché il messaggio è sì decisamente pessimistico ma, in un tempo come il nostro, sa dare anche speranza ad una categoria, come quella rappresentata dal protagonista, è sempre più diffusa (a livello di relazioni più che di sfortune tragiche, ovviamente).

Un grazie anche all’atmosfera Hawaiiana, che non tradisce mai e che, evidentemente, è indice di sicura riuscita di qualunque produzione venga ‘accalappiata’ dalle sue atmosfere e dai suoi paesaggi. D’altronde, la singolarità delle musiche e della cultura del più famoso arcipelago del Pacifico sono, in qualche modo, unicamente magiche.

Una prova di spessore, da evidenziare, anche per la giovane Shailene Woodley, vista su MTV in “The Secret Life of the American Teenager” (rampa di lancio notevole, visti i temi affrontati) che a fianco di un Clooney così veritiero sa interagire con espressioni e modi da attrice consumata, con un futuro tutto da vedere ma, speriamo per lei, ricco di soddisfazioni. Un ruolo, il suo, che stupisce per lo spazio che gli viene dato: è vero che è stato scelto come testimone oculare di uno degli eventi cruciali del film (che qualunque altra recensione rende spoiler, io provo ad evitarlo ulteriormente), ma la determinazione e la forza d’animo di questa ragazza, nel film nemmeno maggiorenne, smuove quasi quanto la storia, in cui ella si ritaglia sempre un posto a fianco del padre, nonostante la scena che ce la introduce parrebbe solo l’ennesimo problema sulle spalle di Matt.

Non vi è nulla da dire sulle musiche, se non altro perché poche sono originali: la scelta è come peraltro già detto facile vista la facilità che una chitarra hawaiana ha di riempire da sola una storia come questa.

Come sempre, queste rivalità dicotomiche da premi (Oscar in particolare), non passeranno alla storia questo film come pluripremiato, ma, almeno, come acclamato e intenso ritratto di una vita moderna complessa ed imprevedibile.

 

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Paradiso Amaro, 2011

Lascia un commento