ONE DAY (2011) – Recensione

Twenty years, two people. (Vent’anni, due persone).

One Day, USA/UK, 2011. Diretto da L. Scherfig, scritto da D. Nicholls (dal romanzo s.a.). Con Anne Hathaway, Jim Sturgess, Rafe Spall. Musiche originali di R. Portman. Durata: 107′. Rated: PG-13.

Le storie di Emma e Dexter si intrecciano in maniera quasi inaspettata: un’attrazione reciproca, uno scambio di battute dopo la cerimonia di laurea e di colpo si ritrovano insieme, pur senza concludere nulla. Il film segue, anno dopo anno, gli anniversari del loro incontro, il 15 luglio: che essi siano distanti, che si ritrovino, che si sentano per telefono, le loro vite rimarranno legate per sempre.

One Day

Un’idea originale, uno spunto decisamente accattivante, una realizzazione con buoni colpi ma uno scarso risultato complessivo: questa potrebbe essere una sintesi abbastanza completa di “One Day”, film diretto dall’inesperta Lone Scherfig ma adattato dall’autore originario del libro da cui è tratto, David Nicholls, punto che spesso facilità una buona riuscita, e affidato ad una coppia di ottimi attori, l’ormai navigata Anne Hathaway e il promettente Jim Sturgess. Eppure, minata da diverse complicazioni, anche tecniche, ed un montaggio a tratti decisamente apatico ed eccessivamente episodico, il film non riesce a trasmettere particolari emozioni, finendo per rovinare un’empatia che inizialmente si crea e che, alla fine, potrebbe devastare lo spettatore.

Cominciamo dall’inizio. Uno dei punti forti, e qui la regia è molto precisa e puntuale, è la contestualizzazione: la data del 15 luglio, anno dopo anno, è indicata con delicatezza, senza essere (quasi mai) invasiva e riuscendo allo stesso tempo a mantenere un buon ritmo narrativo, con discrete alternanze di durata tra gli anni più ‘densi’ e quelli più ‘poveri’ di narrazione.
Allo stesso tempo, questa struttura di per sé episodica alla lunga stanca, anche perché non vi è nemmeno un anno che venga saltato totalmente ed in totale sono ben venti gli anni che passano, dal 1988 al 2007. Oltre a questo, vi è una scarsa propensione all’introspezione, visto che il tempo a disposizione per ogni anno è comunque poco e gli eventi rischiano spesso di prendere il sopravvento sulle emozioni; alla lunga, queste didascalie annuali non svolgono la funzione voluta, quella di una specie di doppio diario personale, ma quella di uno scarno diario di bordo.
In tutto questo parapiglia, la vita dei due protagonisti è presentata ma mai approfondita, è abbozzata e mai indagata a fondo.

Non si può però non dar merito a chi, in una tale accozzaglia, emerge: Jim Sturgess/Dexter è infatti uno dei personaggi più riusciti dell’attore britannico, esploso con i Beatles in “Across the Universe” e apparentemente mai in grado di replicare una prova degna di nota. Invece il protagonista di questo film ha il grande pregio di essere caricaturale, ironico e deprecabile allo stesso tempo, senza tuttavia diventare la macchietta di se stesso; in questo aiuta la non brillantissima ma tutto sommato positiva prova di Anne Hathaway, che con questa Emma sembra non dividere nulla caratterialmente e, dei due protagonisti, è pure quella costruita peggio dalla sceneggiatura di partenza. Una nota per le divertenti comparsate di Ian, interpretato da un azzeccato Rafe Spall, sul quale pur sempre appesantito dall’ingombrante  padre Timothy sta lentamente emergendo dalla mediocrità di una pur lunga carriera.

Poco si può dire sulla musica di Rachel Portman: uno dei pochissimi talenti femminili del settore stavolta buca con un tema piuttosto ripetitivo ed una mediocre tenuta globale, che crolla sotto i colpi della ripetitività insieme alla trama.

Non è un cattivo prodotto, intendiamoci, ma sicuramente un film dalle potenzialità non sfruttate che diventa, perciò, più un fallimento che altro. Trascurabile, ma di certo c’è ben di peggio.

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: One Day, 2011

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