CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO (2015) – Recensione

Lose control. (Perdi il controllo.)

Cinquanta Sfumature di Grigio, USA, 2015. Diretto da S. Taylor-Johnson, scritto da K. Marcel e E.L. James (dal romanzo di E.L. James). Con Dakota Johnson, Jamie Dornan. Musiche originali di D. Elfman. Durata: 125′. Rated: R.

La studentessa di letteratura inglese Anastasia Steele accetta di sostituire l’amica malata Kate per intervistare il giovane magnate Christian Grey, affascinante e misterioso benefattore dell’università dove entrambe studiano. Ma l’incontro, nato come un’intervista, ha un seguito ben diverso e mr. Grey, che Anastasia credeva innamorato di lei, le svela pian piano il suo mondo, molto più oscuro e perverso di quanto chiunque potesse immaginare. Riuscirà la ragazza a sopportare il peso di questa relazione?

Fifty Shades of Grey, 2015

L’evento dell’anno. Dopo il libro che poche estati fa ha sconvolto il mondo, più per il suo inaspettato (e immeritato) successo che per i contenuti, ecco la trasposizione cinematografica, ironicamente uscita nel week-end di San Valentino quando, con l’amore, non ha nulla a che fare.
Viene da dire, intanto, che per essere una trasposizione cinematografica co-sceneggiata dalla scrittrice… Beh, è ben poco fedele. O meglio, lo è nella storia, ma manca di tutta quella parte, originale e preponderante, di introspezione di Anastasia, a colloquio con la sua “dea interiore”. Comunque, lasciamo da parte il paragone con il libro e, come al solito, concentriamoci sul film.

Nonostante tutto, è un prodotto che ha molti meriti e pochi difetti, anche se il suo valore complessivo non è sicuramente degno del grande cinema. Anche se…
Partiamo dal grigio. Se in questo film mancasse, sarebbe quantomeno un abominio. E invece la regia e la fotografia curano nei dettagli questo aspetto, con una grande attenzione soprattutto alla progressione ed evoluzione narrativa del personaggio di Christian, che, accompagnato dal sentimento per lui nuovo di “amore” per Ana, esce lentamente dal suo mondo, ideale e perfetto, per scoprire esperienze e sentimenti mai vissuti. Ebbene, se i colori, ingrigiti dalle location della grande metropoli di Seattle e dagli abbigliamenti e arredamenti in tinta di Grey, compaiono lentamente nei vestiti di Ana, poi nel panorama intorno ai due fino all’esplosione durante l’esperienza in aliante, il punto più alto della relazione.
Per il resto, una regia comunque scolastica e decisamente poco ‘osé’, dove la sensualità è lasciata per lo più all’immaginazione e alla provocazione più che alla visione vera e propria. Snaturando la storia originale, ma forse per il cinema è meglio così, altrimenti tanto valeva chiamare Rocco.

Dal punto di vista della sceneggiatura, paragoni a parte, il lavoro è comunque buono. C’è un’attenzione alla freddezza, all’imbarazzo, allo sgomento che sa di verità e coinvolgimento. Non c’è dubbio che, Ana e Christian a parte, non ci sia nulla: personaggi, storie, deviazioni… No. Due ore abbondanti di loro. A dirla tutta, alla lunga, pesano; le due ore, intendo.
E, piccola parentesi: il primo e unico lavoro alle spalle per Kelly Marcel è “Saving Mr. Banks”. Capisco il voler variare, e anche che gli opposti si attraggono, ma qui si esagera… no?

Ora, ho letto molte critiche riguardo al cast. E, dopo averlo visto, non me ne spiego il motivo. Anche in questo caso si parla, ovviamente, solo di Jamie Dornan e Dakota Johnson: per tutti gli altri, anche il 6 politico sarebbe regalato. S.V.
Jamie Dornan: alla fin fine, non proprio un signor nessuno, ma sicuramente nemmeno un attore rodato. Il suo Christian è impenetrabile, sexy, foce calda… ma allo stesso tempo dimostra un’insicurezza sottile, infingarda. E questo è ciò che, a mio modestissimo parere, lo fa alzare ben oltre la soglia della sufficienza, che l’insicurezza fosse data dal suo calarsi nella parte o, più verosimilmente, dalle aspettative e dal tangibile rischio di dover misurarsi con i protagonisti delle vere pellicole hard. Rischio, anche grazie al risultato generale, superato.
Dakota Johnson: per essere una figlia (e nipote) d’arte… senza infamia e senza lode. O meglio, diciamo che nessuno potrebbe mai credere alla battuta del suo personaggio quando ammette di essere ancora ‘vergine’, ma credo che si sia impegnata discretamente per la parte della fragile studentessa e quindi della perfetta sottomessa. Forse troppo, tanto che non riesce a dare, nella seconda parte, quella spinta forte e convincente nel chiedere al possibile compagno un rapporto più ‘normale’.

La nota veramente dolente, anche se non è davvero tale, viene dal parco musiche. Quando ho letto sono rimasto scioccato. Danny Elfman. Lui, che per decenni ha curato colonne sonore epiche, collaborando con Tim Burton in alcuni dei capolavori del cinema contemporaneo, accetta un lavoro come questo? Perché, Danny, PERCHÈ? Seriamente: Lavoro dignitoso, sicuramente non all’altezza della sua fama, ma per lo più sotto alle avventure erotiche dei protagonisti vanno canzoni più o meno famose o rimaneggiate. Che senso aveva coinvolgerlo?

Tiriamo le somme.
Film sicuramente sopra le aspettative, se non altro come prodotto cinematografico. Una sufficienza accettabile, soprattutto visto il clamore suscitato ed il genere difficilmente identificabile. Non si perde nulla al non vederlo, ma le sue due ore non sono nemmeno del tutto da buttare.

SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Cinquanta Sfumature di Grigio, 2015

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