All heroes start somewhere. (Tutti gli eroi hanno un inizio)
Guardiani della Galassia, USA/UK, 2014. Diretto da J. Gunn, scritto da J. Gunn e N. Perlman (dai fumetti di D. Abnett & A. Lanning). Con Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Vin Diesel, Bradley Cooper. Musiche originali di T. Bates. Durata: 121′. Rated: PG-13.
Peter Quill, un bambino rimasto orfano troppo presto, la vittima di un rapimento o… uno dei più pericolosi criminali della galassia?
Una sfera in un pianeta disabitato è una refurtiva come un’altra per lui, ma quello che non sa è che il potere celato al suo interno è più grande e incontrollabile di qualsiasi altro e che Ronan, braccio armato dello spietato Thanos, vuole usarlo per distruggere la galassia. Il piano, scoperto grazie all’inaspettata comparsa e collaborazione di Gamora, figlia adottiva di Thanos, e di una strana coppia formata dall’esperimento procioni-forme Rocket e dall’albero umanoide Groot, porta ad una strana alleanza di questi quattro personaggi, a cui si unisce Drax il distruttore, in cerca di vendetta personale su Ronan: riuscirà questa strana combriccola a salvare la galassia?
MARVEL, una garanzia, ultimamente, per quanto riguarda i cine-comic sui supereroi. E, a giudicare dai piani d’azione, anche nei prossimi anni sarà così. Certo è che questo, nel complesso del panorama, tra Thor, Iron-Man e simili, poteva (e doveva, almeno in principio) passare inosservato; eppure la valenza è decisamente superiore, forse grazie anche ad una più accurata produzione, risparmiata dalla mano pesante delle aspettative al botteghino: così “Guardiani della Galassia”, almeno fino a Natale (quando uscirà l’ultimo capitolo della saga della Terra di Mezzo “Lo Hobbit – La Battaglia dei Cinque Eserciti”), rimane l’incasso più alto dell’anno negli Stati Uniti. Staccando di netto, al secondo posto, proprio un ‘collega’ Marvel, “Capitan America – Il Soldato d’Inverno”.
E poi: James Gunn, davvero? Il cui unico film ‘conosciuto’ è “Comic Movie”? E che aveva già toppato alla grande il cinema dei supereroi con il dimenticabile “Super”? Anche in questo caso, analisi da rivedere, almeno in parte. La regia non è impeccabile, diciamolo, però non si sente. Non la fa da padrone, però non fa nemmeno un disastro, altrimenti si noterebbe (e il livello generale ne risentirebbe, eccome). Il che significa, a voler tenere la manica abbastanza larga, che il lavoro regge.
Ciò che veramente tiene su il film, e su questo batte qualsiasi film dell’universo Marvel uscito dall’inizio del nuovo franchise (a parte, forse, il primo Iron-Man), è la storia/sceneggiatura. Per Nicole Perlman si tratta del secondo lavoro assoluto, dopo “Thor” (il primo… appunto), ma probabilmente il ringraziamento va ai fumetti di Dan Abnett e Andy Lenning, che io, da profano, non prenderò in considerazione ma che senza ombra di dubbio hanno dato gli spunti più interessanti. I supereroi Marvel, si sa, sono nati tali o, in casi leggermente migliori, si sono ‘creati’ i loro superpoteri; i Guardiani, invece, sono persone normali! È vero, hanno qualche conoscenza di mosse da combattimento di base migliore di noi ‘umani’, però in questi casi la credibilità, e la capacità di vicinanza realistica dei personaggi, può fare, e fa, la differenza.
Senza dimenticare poi le caratterizzazioni praticamente perfette, soprattutto di Rocket e Gamora, che pur nella loro non-umanità nascondono tratti caratteri assolutamente comuni e realistici, ma anche il compatibile passato di Peter e il cuore d’oro sotto la massa muscolare di Drax sono studiate e messe nella storia nella maniera migliore.
Capitolo cast: che faccio, mi dilungo? Già solo le voci di Vin Diesel (Groot) e Bradley Cooper (Rocket), sono chicche non da poco. Nella versione originale.
A Chris Pratt, in attesa di misurarsi con il reboot di “Jurassic World”, viene invece data la possibilità di farsi conoscere; da punto di vista commerciale, dopo tanti ruoli di supporto, sembrerebbe costruita così. Ebbene, ora sono proprio curioso per il suo proseguimento di carriera: non sarà da Oscar, ma se l’umanità di Peter passa e arriva diretta agli stomachi degli spettatori è, anche, merito suo. A fianco a lui, Zoe Saldana, che conferma le sue passioni ‘spaziali’ dopo “Star Trek” e “Avatar”; anche per lei c’è da ben sperare. La sua non è la prima interpretazione convincente, ma la crescita c’è stata e, nonostante la recitazione sia filtrata dal motion-capture, è da catalogare come più che positiva. Però prima l’Avatar blu, poi Gamora verde… Farcela vedere al naturale par brutto?
Per Dave Bautista non è il primo ruolo al cinema, e si vede, perché, soprattutto in alcuni passaggi, dimostra una grande sensibilità e una grande capacità di recitazione d’ensalmble. Però, però, un attore nato non lo è, e anche questo, un po’ si vede. Poco, per fortuna.
Comparsate, ma non posso esimermi dal citarle, per, i vari Lee Pace, Djimon Hounsou, Glenn Close, Benicio Del Toro (a proposito, ASPETTATE i titoli di coda: Marvel, presente?) e soprattutto John C. Reilly, che ha sì una parte sì piccina come tempo di apparizione, ma dimostra di meritare, come sempre, qualcosa in più di un ruolo da comprimario. “Carnage” docet.
In fondo, come sempre, la musica. Invece che puntare su melodie epiche, il buon Tyler Bates decide di puntare tutto, o quasi, su Peter Quill e le sue nostalgiche musicassette a nastro. Lacrimuccia di chi ha più di vent’anni. Eppure la scelta contribuisce, nel complesso, ad avvicinare un film così ‘spaziale’ al pubblico in sala, che partecipa, applaude (sempre rigorosamente dentro di sé, che in sala non si fiati!), trattiene il respiro, gioisce e ride alle battute dei protagonisti, in un film che di fantastico ha ben poco e che di umano, checché ne possano dire i detrattori del genere, ha più di quanto non appaia. E le stelle, per una volta tanto, si fanno a portata di pubblico.
SCARICA LA RECENSIONE IN PDF: Guardiani della Galassia, 2014
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